sabato 28 giugno 2008

Due sbarrette e un quadratino: la genesi del videogioco.



E' di questi giorni la notizia di un film sulla storia della mitica Atari, con Leonardo di Caprio nel ruolo di Nolan Bushnell, pioniere dell'industria videoludica e cofondatore assieme a Ted Dabney di Atari Inc. nel 1972.

Certo la mia perplessità su Di Caprio nel ruolo del creatore di Pong è piuttosto elevata, ma sarà il tempo a dirci se Atari sarà un film degno di lode o no. Lo stesso dicasi per i suoi interpreti...

Di sicuro una cosa è assolutamente da sottolineare: per la prima volta il cinema omaggia i videogiochi da un punto di vista prettamente storico, riconoscendo l'importanza di quella azienda che nel 1972 diede il via al mercato videoludico che oggi vale quanto se non di più quello cinematografico.

Naturalmente non sono mancati, negli anni, contatti tra cinema e videogioco (basta pensare al film "Il piccolo grande mago dei videogames, deliziosa pellicola del 1989 che, al di là della sua zuccherosa stucchevolezza e ad un product placement scritto a caratteri cubitali in ogni suo fotogramma, resta un'opera gradevole e che ha segnato la mia adolescenza... e quella di molti di voi, ne sono certo!), però a questo giro il mondo del cinema riconosce che i videogames non sono un fenomeno ad uso esclusivo di nerds e bambini: il videogioco assume una dimensione più "seria", più adulta. D'altronde una cosa diviene seria quando dietro di sè può vantare un business, almeno nella mentalità a stelle e strisce tutta marketing e dollaroni...

Tutto questo mi riporta a più di 20 anni fa, quando un mio lontano cugino decise di regalarmi il suo Atari 2600, assieme alle cartucce di Ms. Pacman e Vanguard, un eccezionale shooter spaziale a scorrimento orizzontale, che aveva anche dei livelli a scorrimento verticale.

Ci passavo delle ore tra blastaggi furiosi di astronavi aliene e corse folli nei labirinti, fuggendo dai fantasmini alla ricerca della pallina, della ciliegia e di tutto quello che potesse far salire vorticosamente il punteggio.

Non mancava la mitica, bestiale, inarrivabile, leggendaria cartuccia di Space Invaders, che mi ha fatto divertire, esaltare, imprecare ed incazzare come un matto agli albori della mia "carriera" videoludica.

Tempo dopo acquistai, o meglio i miei mi regalarono Sprintmaster e Crystal Castles, mentre un mio carissimo zio mi comprò la cartuccia di Crossbow, mitico gioco dall'atmosfera alla Robin Hood in cui bisogna difendere i propri compagni da scorpioni, serpenti, scimmie e altre minacce a colpi, appunto, di balestra: gioco di una difficoltà pazzesca ma che mi fece emozionare parecchio nelle maxi partite organizzate con tutti gli amici del quartiere. Ci si passava il joystick cercando di superare, a turno, tutti gli infernali quadri che componevano il gioco.

Oggi queste cassette e la console le custodisco gelosamente e, ogni tanto, mi vien voglia di rimettere in funzione la 2600 e farmi qualche partita a Space Invaders... purtroppo il tempo è contro di me: il lavoro mi assorbe al 98% e quel che resta, giustamente, va dedicato alla mia fidanzata. Grazie al cielo anche lei ama i videogiochi... chissà qualche volta ci faremo una partita assieme...

Insomma Atari è stata la mamma del videogioco come lo conosciamo oggi e devo dire che ha cresciuto pure me...

* * *

Per quanto riguarda il Pong, invece, io nel '72 non ero che una particella di pensiero nell'iperuranio... però ricordo che all'incirca nel 1990, il mitico Piero, di cui vi parlavo a proposito di Monkey Island e Turrican, tirò fuori dal solaio uno strano arnese nero con leve e bottoni e due strani aggeggi dotati di potenziometri... si trattava del Pong! Primordiale console di gioco che rivoluzionò l'idea di home playing: il gioco non era altro che due sbarrette controllate sull'asse delle Y dal giocatore attraverso un potenziometro e una pallina che rimbalzava sullo schermo. Il compito del giocatore era colpire la "pallina" (si trattava per la verità di un quadratino) e farla rimbalzare oltre la sbarretta avversaria per segnare un punto.

Certo oggi fa strano solo il pensiero di un gioco così elementare, abituati come siamo ai vari GTA 4 e compagnia bella, ma ai tempi fu una rivoluzione e spero tanto che il film di Brian Hecker e Craig Sherman riesca ad evidenziarne l'importanza storica ed affettiva.

Qualche tempo fa, mentre preparavo l'intervista a Stefano Gallarini, il mio caro amico Phil M mi mandò delle foto scattate presso il negozio di materiale informatico di un suo caro amico, Totò che, a quanto pare, è anch'egli un fan di My Games Corner...

Ecco le foto nel loro splendore:






Purtroppo non sono riuscito a reperire alcuna informazione a riguardo, conto sull'aiuto degli amici del Forum di Gamesradar alla sezione Retroradar...


domenica 22 giugno 2008

Grazie, ragazzi!

Si sa, il dischetto da, il dischetto toglie...

Purtroppo siamo stati beffati ai rigori contro la Spagna. 4 a 2 il verdetto finale.

Due anni fa i rigori ci facevano Campioni del Mondo, oggi ci fanno uscire da un torneo iniziato davvero male ma che ci ha visti crescere.

Grazie di cuore a Cassano che ci ha fatto sognare con la sua ritrovata generosità, grazie a Toni che ci ha messo davvero tutta l'anima per segnare, ma alla sfiga non si comanda...

Grazie a Gattuso e a Pirlo che hanno tirato le redini di un 11 formidabile a momenti, ma che momenti!

Grazie a De Rossi e a Di Natale: sbagliano anche i grandi e voi siete grandi!

Grazie a Del Piero che c'è stato poco ma quando c'è stato si è sentito.

Grazie a Cannavaro che, nonostante l'infortunio, ha fatto sentire il suo cuore e la sua grinta dalla panchina.

Grazie a Perrotta, Panucci e Chiellini, a Grosso e a tutti i giocatori che ci hanno fatto sognare nelle ultime partite.

Ma grazie anche a Donadoni che, con tutti i suoi limiti e la sua poca esperienza, ha retto una pressione mostruosa e ha tenuto un posto davvero scomodo in una panchina che forse era prematuro occupare, ma dove comunque ha dato tutto.

Auguro di cuore al mister di guardare al futuro con serenità di poter comunque andare avanti lasciandosi questo piccolo dispiacere alle spalle.

Ma forse è giusto così. Diamo spazio ad altre squadre che vogliono emergere, diamo spazio a squadre che non hanno mai vinto o che hanno teso per vincere fin dal primo incontro.

Speriamo solo che per noi questa sia una lezione d'umiltà e che ci ricordi che ogni partita va giocata con il sudore e il cuore, come stasera. Non sempre i risultati danno ragione all'impegno, ma l'importante e giocarsela fino in fondo.

Grazie a tutti i giocatori della nazionale, i campioni del mondo, gli Azzurri!

sabato 21 giugno 2008

Intervista a Mario "AIO" Morandi

A corollario dello speciale pubblicato nel post precedente, ecco a voi l'intervista rilasciata da Mario "AIO" Morandi a My Games Corner.

Il conduttore e autore di Radiogame si è dimostrato una persona eccezionalmente gentile, disponibile ed umile, come potrete leggere nelle sue risposte, nonchè un videogamer dotato di una notevole cultura videoludico-musicale

Ed è quindi con grande piacere ed onore che vi presento Interviste #2, ospite della puntata: Mario "AIO" Morandi!

* * *

H) Radiogame è uno splendido podcast che sta conquistando un gran numero di appassionati di videogiochi, da come si legge dai commenti sul tuo blog di riferimento. Vuoi raccontarci un po' la sua genesi? Com'è nato un personaggio come Matto Bitonto?


M) Dunque, da tempo stavo cercando di ideare un progetto multimediale che intrattenesse e informasse sulla storia del videogioco. Ho cominciato a impaginare una webzine, poi ho iniziato a creare del materiale addirittura per un programma da lanciare su YouTube; infine mi sono reso conto che la mole di lavoro era troppa per una persona sola e il materiale video difficilmente reperibile.

Così, ascoltando la sigla che avevo realizzato per il programma video, mi è venuta l’idea di trasformare tutto in un podcast: qualcosa di realizzabile senza doverci perdere troppo tempo.

Matto Bitonto è nato da un incrocio genetico tra Matteo Bittanti (con cui ultimamente sono in contatto, ha anche segnalato Radiogame sul suo blog) e Giulio Palermo, ossia il Woody Allen della nuova generazione (che incredibilmente hai conosciuto sui banchi di scuola!).
Siccome amo la satira, le trasmissioni della Gialappa’s, di Guzzanti o programmi come lo Zoo di 105 mi diverto a inserire degli stacchi umoristici, anche se prendono un po’ di tempo nella realizzazione.


H) Complice del grande successo di Radiogame è forse anche il fatto che la musica trasmessa spazia dall'epoca 8 bit a quella più recente. Raccontaci un pò la tua “carriera videoludica”, in termini di console avute, provate ed amate (ma anche odiate se vuoi)...


M) Il successo di Radiogame non è poi così grande (beh basta guardare lo Shinystat Counter! ndH), e le idee in cantiere sono ancora molte. Resterà comunque una costante il discorso storico oltre a quello musicale: esattamente come per Retrogamer.it, punto di riferimento storico e critico per il videogioco in Italia, la missione di Radiogame è quella di gettare luce su un mondo fantastico e ingiustamente dimenticato.

Ho inziato a giocare seriamente a 10 anni con un NES, passai poi al Megadrive e conteporaneamente seguivo la meravigliosa rivista “Game Power”, diretta da Riccardo Albini e scritta da redattori geniali come Tiziano “Apecar” Toniutti, nonché nei primi tempi anche da Matteo Bittanti. Così divenne una fissa per me dover provare tutti i “Power Games” segnalati dal mensile, autoinvitandomi dai vari amici e compagni di scuola magari solo per “vedere” il videogioco di turno... A un certo punto, nel ’96 spedii per posta il mio Megadrive permutandolo con una PlayStation nuova di zecca. Ci giocai fino al 2000, continuando a scroccare visioni virtuali ai vari amici su altre piattaforme. Dopodiché, con l’avvento di PlayStation2 mi sembrò di vedere troppe minestre riscaldate e cominciai a darmi al retrogaming. Conoscevo pochissimi titoli per home computer e sono tuttora ignorante sulle macchine Commodore. Ho recuperato diversi titoli cult per PC, ma essendo un amante degli autori nipponici considero fondamentale aver recuperato il Dreamcast appena 3 anni fa, mentre nel frattepo avevo acquistato una PS2 e un Gamecube. Dopodiché presi anche un XBOX usato. Recentemente ho acquistato un Wii, ma l’ho venduto, e attualmente tiro avanti con una PSP modificata. Mica cotica.


H) Com'è stata la tua prima esperienza live con Radiogame al Video games History 2008? Come ti stai preparando per la prossima data (28 Luglio Galleria Expo di Senigallia)? Vuoi fare qualche anticipazione per i lettori di My Games Corner?


M) L’esperienza al VGH è stata molto utile per capire come muovermi all’interno di questi eventi tematici. In quel caso ho voluto provare a improvvisare tutto per vedere come potevo cavarmela, ma ho capito che una scaletta di qualche tipo è comunque necessaria. Per Senigallia sto infatti preparando una sequenza mixata, anche se avere notizie dettagliate sull’evento si rivela più arduo di quanto credessi. Morale della favola, non dare mai nulla per scontato e “rompere le palle” all’organizzazione sommergendoli di domande per sapere esattamente cosa troverai (e soprattutto cosa NON troverai) una volta sul posto. Per ora so che sarò all’aperto, in piazza e con un bell’impianto. Se volete ballare sulle note di Go Straight (Streets of Rage 2, Yuzo Koshiro) non potete mancare assolutamente.


H) La tua attività non si limita a Radiogame. Vuoi parlarci di Aio Productions e i progetti ad esso legati?


M) AIO Productions è la mia casa di produzione virtuale, che raduna un po’ tutti i progetti multimediali in cui spesso e volentieri mi imbarco. Mi occupo un po’ di tutto, dalla grafica al montaggio video, dalla composizione musicale alla scrittura. Segnalo quindi il mio Space www.myspace.com/aioproductions sperando nel frattempo di trovare un posto fisso nel campo della creatività, perché con qualche collaborazione non ce la faccio a pagare l’affitto. Purtroppo il mio iter professionale è decisamente atipico (ad esempio sono laureato in Lingue e Letterature Straniere, cosa che non c’azzecca molto con quello che voglio fare nella vita), e questo complica le cose. Al momento forse la fortuna sta girando, ma non dico nulla per scaramanzia.


H) Mario Morandi videogamer. Che tipo è? Come vive il videogioco e il game over? Sei un competitivo o giochi solo per divertirti?


M) Oggi sono molto sportivo nel gioco, ma i miei momenti di imprecazioni, di insulti al gioco/programmatori/joypad/avversario li ho avuti e anche parecchi. Penso che se non hai mai esclamato “che gioco di merda” mentre perdi una vita non sei degno di definirti un videogiocatore.

Amo giocare i videogames che sanno stupirmi, che mi possano insegnarmi e farmi scoprire qualcosa di nuovo. E questo può succedere anche (soprattutto?) con un titolo di dieci anni fa e oltre.


H) Oltre che produttore multimediale e autore-conduttore-produttore di un'interessantissima radio on-line, sei anche collaboratore di un importantissimo portale videoludico quale Retrogamer.it, com'è nata questa collaborazione? Qual è stato il gioco da te recensito che ti sta maggiormente a cuore?


M) Bella domanda. Retrogamer.it è un portale realizzato praticamente da una sola persona, ossia Luca Abiusi, che “per inerzia” (parole sue) ha scritto la quasi totalità delle mille e oltre recensioni presenti sul sito, trattado il videogioco da un punto di vista storico e critico difficilmente rintracciabile sul web (e parlo in scala globale). La collaborazione è nata appena ho cliccato sul sito e ho letto le recensioni dei titoli Namco per PSX, sono rimasto folgorato dal suo stile letterario e dalla sua visione del videogioco che condivido e supportato dal 2004. Notando che allora mancavano dei titoli per Megadrive che ho amato particolarmente (Landstalker, Shining Force II), l’ho subito contattato e ho cominciato a scrivere le prime recensioni. Ora sono circa una quarantina, nemmeno il 5% del totale. E sono forse il più attivo dei collaboratori...

Radiogame è ospitato sul server di Retrogamer.it, e colgo l’occasione per ringraziare Luca Abiusi per aver supportato incondizionatamente questo progetto.


H) Chiacchierando con Aio non si può non parlare di musica! Chi è il tuo compositore o compositrice preferito/a? E il genere musicale videoludico?


M) Non esiste, anche se ammiro molto Hiroshi Okubo, compositore drum and bass Namco, maestro indiscusso della video game music. Suoi diversi brani di Rage Racer, Ridge Racer Type 4, Ace Combat 2, ma anche Katamari Damacy. Sempre parlando di Namco, starei ore ad ascoltare la colonna sonora di Soul Edge (original, arranged, e soprattutto Super Khan Session). Evito di elencarti poi tutti i grandi (Koji Kondo, Chris Huelsbeck, Yuzo Koshiro etc.), comunque sia amo il ritmo e la melodia e in generale l’approccio nipponico (ma non esagerato, non vedo di buon occhio il mondo otaku) alla video game music: il videogioco per loro, più che un film, è un videoclip. E io adoro i videoclip.


H) Quali sono i progetti futuri che coinvolgeranno la Aio Productions e Radiogame?


M) In genere non parlo delle idee che ho in cantiere, principalmente perché non so se e quando vedranno la luce. Posso dire che ho intenzione di ospitare dei video in futuro su Radiogame e forse creare una vera e propria community. Ho in mente diverse puntate speciali del programma; come mi è sempre successo, le idee sono tante e le ore dispondibili troppo poche. Alla fine devo accantonare sempre qualcosa, vedi il blog www.gameisnow.blogspot.com. Ma una cosa è certa, amo sperimentare e quindi qualcosa di nuovo salterà sempre fuori, posso garantirlo.

Al momento cerco anche di partecipare al nuovo progetto di Matteo Bittanti, Schermi Interattivi, che ritengo davvero ottimo da un punto di vista critico. Per ora ho analizzato un paio di sequenze d’apertura, Another World e Ridge Racer Typer 4. Troppo poco, vedrò di fare di più.


H) Mi toglieresti una piccola curiosità? Da cosa nasce il tuo nick “AIO”?


M) AIO sono semplicemente le vocali del mio nome, tre lettere che utilizzavo per classificarmi in sala giochi prima e per siglare i miei fumetti poi. Molti credono che io sia sardo e leggono AIO’ ma, a parte il fatto che sono nato a Trento, l’accento non c’è e si legge AIO. Oggi come oggi sto eliminando il nick un po’ dappertutto, voglio che la gente mi conosca con il mio nome e cognome.


H) E siamo giunti alla conclusione di questa intervista. Vuoi dedicare un messaggio ai lettori di My Games Corner prima di salutarci?


M) Seguite questo fantastico blog, scritto da una persona tanto divertente quanto competente. E magari prendete esempio, se ognuno di noi parlasse delle proprie esperienze e conoscenze videoludiche questa sub-cultura uscirebbe definitivamente dal ghetto. Aprite un blog, scrivete in modo molto personale e fregatevene di far vedere che “ne sapete”: presto sarete seguiti da molti lettori.


H) Grazie di cuore per l'intervista e il tempo a me dedicato, AIO! Ti faccio un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti attuali e futuri!!!


M) Crepi, ti ringrazio io, è un piacere avere dei fan come te. I miei complimenti per un blog che cresce sempre di più: continua così! ;)



Radiogame: una radio che parla al cuore dei videogiocatori...


Bazzicando per caso sulla rete, tempo fa ho letto un'interessante post sul Forum di Gamesradar.it, alla sezione Retroradar.

Un certo AIO invitava gli utenti del forum a visitare il blog di riferimento del suo progetto radiofonico on-line: Radiogame.

Incuriosito, ho cliccato subito sul link e ho subito ascoltato l'episodio 000, Pilot.

L'emozione mi ha colto quasi subito spiazzato: con il magone tipico della nostalgia, scorrevano nelle mie orecchie note stupende, portatrici di ricordi meravigliosi legati alla mia infanzia ed adolescenza, quando la magia dei videogiochi era davvero intensa e riuscivo sempre a stupirimi davanti a titoli magnifici e meravigliosi, come Donkey Kong Country o Turrican...

Radiogame ha conquistato immediatamente il mio cuore di videogamer appassionato e, da allora, la frequenza sul blog di Mario "AIO" Morandi, l'autore di questa stupenda radio, si è fatta quotidiana.

Non solo! Ho scaricato tutti gli episodi disponibili del Podcast e li ho messi nel mio lettore MP3, così da ascoltarli nei due chilometri che faccio a piedi quando vado in ufficio.

Ogni episodio, dalla dura di circa 45-50 minuti ciascuno, è denso di emozioni, ricordi e voglia di riscoprire e rivivere il videogioco, di riassaporarlo nella sua interezza come quando, con una certa dose di incoscienza, ci stavamo incollati ore e ore, dimenticandoci magare di fare i compiti o di andare a catechismo...

In più, in ogni episodio, il buon Mario ospita un personaggio assolutamente folle, ovvero Matto Bitonto, protagonista di momenti ad alto tasso ironico che non potranno non strapparvi una bella risata!

Interessantissimo anche lo spazio dedicato ai remix di brani famosi, il RemixTime o quello dedicato alle richieste degli ascoltatori sotto forma di quiz radiofonico, il SoundQuest, dove bisogna indovinare le musiche e i suoni di videogiochi famosi, anche se pare che questa rubrica sparirà dai format futuri di Radiogame.

Periodicamente esce anche uno speciale chiamato Your Selection (attualmente sono usciti due episodi), dedicato al 100% alle richieste di brani videoludici effettuate attraverso l'indirizzo di posta elettronica di Radiogame.

Poco tempo fa è uscito uno speciale live dal Video Game History 2008, evento videoludico curato dal team di Gamescollection.it e tenutosi in quel di Monza.
Mario ha dimostrato tutta la sua grande simpatia e professionalità nel gestire l'animazione musicale dell'evento sia con un'ottima selezione di brani che con una serie di interessanti interviste...

La musica passata da Radiogame è sempre stupenda, azzeccata, emozionante, evocativa.

Grazie a Mario ho potuto rivivere molte emozioni e ho anche potuto riscoprire il Dreamcast, che guardacaso, sono riuscito a far mio poco tempo dopo aver scoperto Radiogame...

Inoltre la trasmissione mi ha invogliato a procurarmi una PSX, che non avevo mai posseduto e dei cui giochi avevo una scarsissima conoscenza: in breve tempo ho potuto provare ed innamorarmi di Castlevania Symphony of the Night, Ace Combat 2 e, soprattutto quel capolavoro immenso ed esaltante qual è Xenogears.

Un enorme grazie a Mario è il minimo che possa fare, dato che Radiogame ha portato una ventata di aria fresca in un periodo della mia vita non proprio facilissimo, regalandomi una parentesi di spensieratezza fra i mille impegni di lavoro, le responsabilità e i problemi di tutti i giorni.

Tra un mese e due giorni Radiogame compirà un anno: io non so resistere e quindi faccio un mio piccolo regalo di compleanno anticipato a Mario, pubblicando, dopo questo post, un'esclusiva intervista a cui si è sottoposto con estrema disponibilità, gentilezza ed umiltà!

Auguro a Mario di riuscire a portare avanti Radiogame nel modo eccellente come ha fatto finora e di riuscire ad affermarsi in un mondo professionale non tanto facile ma per il quale credo abbia notevole talento e voglia di mettersi in gioco: continua così Mario, sono sicuro che sentiremo parlare spesso e bene di Aio Productions, il tuo studio virtuale di produzione multimediale!!!

mercoledì 18 giugno 2008

Intervista a Stefano Gallarini


Esordisce oggi su My Games Corner una nuova rubrica: Interviste.
Ed è con immenso onore che mi accingo a pubblicare un'interessantissima intervista fatta a Stefano Gallarini, di cui avevo parlato qualche post fa...
Per chi non lo conososcesse (anche se dubito che qualcuno sopra i 20 anni non lo conosca), il Galla è stato direttore di importantissime riviste di videogiochi in Italia, quali The Games Machine, Zzap! e Console Mania.
Come dicevo nel post "Nostalgia", all'inizio degli anni '90, Stefano Gallarini ha condotto USA Today su Odeon TV prima e Italia 7 per ben 3 anni.
Nel 1992 il Galla approda su Italia 1, come conduttore del fantastico programma in diretta Unomania e in seguito di altre trasmissioni cult come Unomania Estate, Mitico!, Smile, Village, Planet, Fuego!
La sua carriera di conduttore radiofonico lo ha portato a condurre su Rtl 102.5, Radio Capital e RIN Radio Italia Network.
Per il canale 412 di Sky (la rete Mediaset satellitare MT Channel), Stefano Gallarini ha condotto le trasmissioni Gamet, sui videogiochi e E-Side, un programma sulla parte nascolsta della tecnologia.
Ha inoltre condotto su Play Radio tre programmi: Duo di Fatto, un quotidiano condotto insieme a "La Giada" e i settimanali Play Digital, condotto insieme a Chicco Giuliani e Buongiorno Play.
Dal settembre del 2007 il Galla conduce il lungo contenitore domenicale di Radio 24: Il Riposo del Guerriero.

Devo dire che Stefano si è dimostrato da subito disponibilissimo e ha accettato molto volentieri di rispondere alle mie domande.
Si tratta davvero di una persona gentilissima e che non se la tira, pur essendo davvero una figura chiave nel mondo dei videogiochi e dei media in Italia.

Ed ecco a voi la prima intervista di My Games Corner!!!

* * *

H) La tua carriera ti ha sicuramente dato la possibilità di provare un po' tutti i sistemi di gioco giunti in Italia, ma facendo una rapida panoramica delle console da te possedute o provate, qual è quella che ti è rimasta nel cuore?

S) E’ vero, per lavoro e per curiosità ho provato tutto ma nel cuore mi sono rimasti: l’MSX, il Colecovision, l’Amiga e il Dreamcast.

L’MSX perché era il primo “personal computer” che aveva adottato un linguaggio BASIC standard e multipiattaforma.

Il Colecovision perché era la console da casa più completa e più fedele ai giochi arcade originali.

L’Amiga perché fu il primo vero PC per l’intrattenimento.

Il Dreamcast perché era una console avanti di dieci anni: l’unica ad avere il modem integrato perché già si intravedevano le possibilità delle comunità on-line.


H) Leggendo i tuoi interventi sui tuoi blog, si evince che tu segua con interesse la Next-Gen. Come vedi il nuovo modo di videogiocare? Non credi che, dietro la grafica da urlo non si stia un po' perdendo la magia dell'epoca 8, 16 e 32 bit?

S) Quello che manca, ovviamente, è il “concept”. Semplicemente perché di spazio alle idee in questo senso ce n’è sempre meno. Molto è già stato creato e quindi è più facile pensare a diversificazioni sonore e grafiche piuttosto che a veri e proprio nuovi “concetti”.

Assassin’s Creed, per esempio, che ha tentato di fare dell’innovazione, se ci si pensa bene prende spunto da “Prince Of Persia”.

Insomma, creare nuovi concept è oggi come oggi difficilissimo. Ma sicuramente c’è ancora qualcosa da inventare. Vedremo!


H) Molte persone continuano a comprare e a collezionare console storiche come il Super Nintendo o il SEGA Dreamcast. Cosa ne pensi del retrogaming? Sei anche tu un nostalgico o preferisci tenerti solo i bei ricordi?

S) Ho amici che hanno 18anni e che mi invidiano perché ho vissuto la nascita dei videogiochi. Un’esperienza che loro non possono condividere ma solo cercare di “capire” avvicinandosi al retrogaming, ma è vero che se vuoi conoscere bene il presente devi sapere cosa accadde nel passato.

Questo vale in ogni forma artistica.


H) Qual è il tuo rapporto con il famigerato Game Over? Sei uno che la prende con filosofia o ti incazzi come un'ape? Hai qualche aneddoto da raccontare ai lettori di My Games Corner?

S) Non mi arrabbio mai quando perdo, ma impreco come un forsennato perché mi diverte e lo trovo uno sfogo.

Quando gioco non mi sento mai in competizione e quindi mi diverto ogni volta, ma la cosa che preferisco è battere gli amici che, invece, se la prendono come matti, perché mi diverte vederli furiosi.


H) Hai diretto importantissime riviste dedicate ai videogiochi in un momento in cui in Italia la cultura del videogames non era nemmeno allo stato embrionale. E' stato molto difficile portare avanti un discorso di arte videoludica?

S) Non così tanto perché avevo un Editore che ci credeva. Posso raccontare però su cosa lottai molto.

Ero un accanito sostenitore del supporto “cd”. Quando ancora i dvd non esistevano ero convinto che tutta la multimedialità sarebbe passata sopra quel tipo di supporto e così creai Cd Magazine.

Era una rivista che conteneva informazioni su tutto quello che poteva stare in un cd: musica, film (allora in versione video-cd), videogiochi, fotografia.

Dopo un anno la rivista venne chiusa perché non fu capita dai lettori. Un mese dopo la chiusura arrivarono sul mercato i dvd.

Avevo anticipato troppo i tempi.


H) Nel tuo blog ti descrivi come una persona interessata all'arte in generale, compresa quella cinematografica. Come vedi questo rapporto sempre più stretto tra stile cinematografico e stile videoludico (basta pensare a come è cambiata la regia nei videogiochi da Max Payne in poi e come molti elementi da videogame si ritrovano in pellicole come Matrix e 300)...

S) Oggi produrre un buon videogioco costa come produrre un buon film. Il connubio fra cinema e videogiochi sarà sempre più stretto.

Ma hai notato lo sport? Sta accadendo la stessa cosa: le partite sono sempre più spettacolarizzate e gli sportivi cercano atteggiamenti “unici” perché poi nei videogiochi possano essere ripresi.


H) Cosa vuol fare Stefano Gallarini da grande? :) lo so lo so è una domanda degna di Marzullo...

S) Continuare a fare quello che faccio: giocare è una cosa che sanno fare solo i grandi.


H) Ci puoi parlare dei tuoi progetti futuri in campo videoludico?

S) Presto torneranno i videogiochi in tv…


H) Ok siamo giunti al termine di questa mini intervista... citando un grande maestro ti chiedo di farti una domanda e darti una risposta.... no dai sto scherzando! Vuoi mandare un messaggio ai lettori di My Games Corner? (Hai carta bianca!!!) XD

S) Giocare è un esercizio che richiede un grande cuore: usatelo più della testa per appassionarvi alle cose.


H) Grazie mille per l'intervista e il tempo dedicatomi. A presto e in bocca al lupo per tutto ciò che farai!

S) Grazie a te! E speriamo che il lupo ci protegga… del resto è grazie alla bocca della lupa che Romolo e Remo furono salvati.



E con questo si conclude il primo post dedicato alle interviste!

Devo ringraziare ancora ed enormemente Stefano per la sua grande pazienza e disponibilità!
Vi consiglio di visitare i suoi blog: http://stefanogalla.blogs.com/ e http://videogiochi.blogosfere.it/ e vi invito a dare una bella lettura ai suoi post, veramente interessanti ed intelligenti, scritti davvero col cuore, che ci mostrano quanto il Galla sia una persona sensibile, simpatica, umana e davvero umile: un grande insomma!

martedì 17 giugno 2008

Ma vieeeeeeeeeeeeniiiiiiiiiiiii!!!!


Italia - Francia 2 a 0

GRAZIE E FORZA AZZURRI!!!


@ Domenech una sola cosa: ORA STATTI MUTU!!!!

lunedì 16 giugno 2008

Io c'ero...


Sicuramente tutti voi ne sarete già al corrente, ma lo staff di Mozilla Firefox ha deciso di realizzare un'impresa da guinnes dei primati per la prossima release di Firefox 3: battere il record di software più scaricato al day one!

Fra poche ore, il 17 Giugno 2008, supportiamo tutti questa titanica impresa!!!

Se riuscirà in ciò, Firefox 3 avrà una menzione nel prossimo volume del Guinnes dei Primati!

Da questo link potrete osservare la mappa delle adesioni e partecipare direttamente!!!

Buon download!


p.s. mi scuso con tutti per il ritardo con cui scrivo questa segnalazione... ma non ho potuto farlo prima per una miriade di motivi... spero vogliate scusarmi...

venerdì 13 giugno 2008

Nostalgia...

Qualcuno mi raccontava che passando dalla tarda adolescenza all'età adulta, uno dei primi fenomeni che si manifestano a testimonianza di questa "trasformazione" è l'affiorare di ricordi vividi della propria infanzia che se ne stavano lì sperduti in qualche angolo della nostra mente e che, all'improvviso saltano fuori, stupendoci e regalandoci quella calda sensazione di nostalgia che quasi ci fa venire il magone e gli occhi lucidi.

Una calda coperta di Linus, insomma, che ci ricorda che anche noi abbiamo avuto un'infanzia e che adesso, nel pieno del trambusto quotidiano, barcamenandoci da un impegno all'altro, da una responsabilità all'altra, da un problema e da un guaio all'altro, ci regala una piccola isola felice dove sprofondare dolcemente, magari prima di addormentarci.

Perchè tutto questo sproloquio, vi starete chiedendo...

Ebbene, quante volte vi è capitato di passare davanti ad un certo posto, un certo negozio, una certa zona del vostro paese/città/metropoli e di sentirvi travolti da un ricordo, un momento felice della vostra infanzia vissuto proprio in quel luogo?

A me sta cominciando a capitare sempre più spesso.
Giorni fa, passando davanti ad una stradina non lontano da casa mia, ho ricordato che quello era uno dei luoghi che frequentavo tantissimo ai tempi delle scuole elementari, dato che passavo sempre da lì per raggiungere il mio istituto scolastico.

Ho ricordato delle figurine, delle chiacchierate, delle litigate... insomma di una bella porzione della mia vita da ragazzino...

I ricordi hanno cominciato a susseguirsi a catena.

La mia fidanzata, laureanda in psicologia, mi spiegava che durante l'infanzia si tende a vivere le giornate e le esperienze "bevendole d'un fiato", senza rifletterci troppo o soffermarcisi più di tanto.
In una seconda fase, quando si raggiunge la piena maturità e lo status di "adulto completo", allora certi ricordi tendono a riaffiorare, dato che la mente diviene più "analitica" e si tende maggiormente a rivivere le esperienze e a ponderarle maggiormente.

Di sicuro ho spiegato il concetto alla carlona e se qualche studioso di psicologia dovesse leggere il mio intervento, lo prego di perdonarmi, anche se spero di aver detto, tra cento castronerie, qualcosa di giusto...

Ma torniamo a noi.

Uno dei ricordi più belli di quando ero piccolo è senz'altro relativo alle lunghe passeggiate che facevo con mio nonno, spesso dopo che veniva a prendermi a scuola.

Allora la meta per eccellenza, quella che non poteva essere mai saltata, era il negozio di giocattoli ufficiale della GiG e Giochi Preziosi, dove entravo sempre per prendere l'ultimo catalogo disponibile e per giocare a scrocco con il NES messo in esposizione...

Ricordo che ci lasciavo gli occhi su quei cataloghi. Era davvero un sogno poter guardare tutti quei giocattoli desiderati e voluti. Il Natale non sembrava mai così lontano.

Ma il momento più bello era quando andavo alle ultime pagine: il catalogo SEGA mi aspettava e io lo cercavo con ansia. Le figure dei giochi erano come un mondo che si apriva solo per me: e così fantasticavo sulle schermate di Moonwalker, di Sonic The Hedgehog e di altri titoli disponibili per Megadrive prima e Master System dopo (tranne Moonwalker che vide un'uscita contemporanea)...

Per non parlare delle pubblicità e degli articoli su Topolino... più di una volta ho saltato a piè pari le storie a fumetti per fiondarmi sulla rubrica dei videogiochi!

Nello stesso periodo scoprii per caso che su Odeon TV e poi su Italia 7, prima dei cartoni animati che seguivo con passione, tramettevano un programma strafigo, chiamato USA Today, condotto da Stefano Gallarini in tandem con altri conduttori tra cui Giorgio Mastrota e Riccardo Mazzoli.

Il format era interessantissimo: si parlava di musica e, soprattutto di videogiochi!
Certo, il programma era sponsorizzato da Giochi Preziosi, ma dato che questa ditta era il distributore ufficiale SEGA in Italia, venivano pubblicizzati i giochi per MegaDrive e Game Gear, con i commenti del Galla e le sequenze di gioco su schermo!

E così, qualche giorno fa, mi tornò in mente questo nome, Stefano Gallarini e lo cercai su Google.

Risultato? Non solo il Galla tiene due splendidi blog uno personale e uno dedicato soprattutto a riflessioni molto interessanti sui videogiochi, ma è stato una delle voci più amate di Radio Capital, Radio Play e RIN!
Adesso lo possiamo ascoltare su Radio24 con un programma che ha moltissimi ascolti.

Inoltre Stefano Gallarini è stato per anni direttore delle mitiche riviste The Games Machine, Consolemania, Zzap!, PC Action e altre ancora, e ha regalato a noi appassionati interventi interessantissimi, articoli di ottima qualità e una simpatia innata che lo rende uno dei personaggi più eclettici ed amati del mondo mediatico italiano.

Grazie a lui e alla sua trasmissione Usa Today ho amato ancora di più il mondo dei videogiochi, perchè mi ha dato la possibilità di scoprire e vedere giochi che non potevo possedere direttamente.

Inoltre le riviste che ha diretto hanno segnato la mia crescita di videogiocatore, soprattutto TGM dell'epoca Xenia... ricordo che ai tempi quelle riviste erano ben al di là delle mie tasche e così le leggevo direttamente in edicola, con buona pace dell'edicolante!!!

Durante la mia ricerca, ho trovato tre episodi di Usa Today su Youtube, di cui uno è quello conclusivo. Certo oggi lo humor dei conduttori può strappare al massimo un sorriso, ma ai tempi, piccoli e smaliziati com'eravamo, ricordo che erano mitici!
Inoltre ho trovato un interessantissimo intervento del Galla al Cisco Expo 2007.

Ve li propongo tutti e quattro, sperando di far riaffiorare qualche bel ricordo in qualcuno di voi!!!







mercoledì 4 giugno 2008

Post in progress: Videogiochi e Metal...

Prima di cominciare ad esporvi quanto ho da dire, vorrei fare una piccola premessa.
Si tratta del primo POST IN PROGRESS di My Games Corner.
In sostanza questo vuol essere un post che andrà modificato nel tempo grazie ai vostri contributi.
Ne verranno fuori altri, se riterrete che ne valga la pena. Affronteranno tematiche disparate, e sarà bello vedere come potrebbero evolvere grazie ai vostri interventi attraverso i commenti al post stesso.
Ma veniamo a noi! Il primo PiP che vi propongo parla del rapporto fra videogiochi e musica metal... soprattutto dal punto di vista di titoli videoludici famosi che richiamano altrettanti titoli di famosi pezzi del genere hard 'n' heavy!!! E ovviamente viceversa!!!

E ora andiamo a cominciare!!!

* * *

Credo di non essere il solo ad aver notato un certo parallelismo tra il mondo dei videogiochi e la musica metal in generale.

Spesso le OST dei videogiochi hanno un forte connotato heavy (vedi su tutti Carmageddon 2 che contiene diverse canzoni degli Iron Maiden e Messiah la cui soundtrack fu composta dai Fear Factory).

E questo vale anche per il passato!
Basti pensare al Main Theme di The Last Ninja 2 per C-64 ad opera di Matt Gray, i riff principali sono di chiara matrice metallara, tanto che si può tranquillamente riarrangiare l'intero brano in questo stile...

Stessa cosa per Title dal gioco Myth, composta dai Maniac of Noise del mitico Jeroen Tel: la versione che potete apprezzare nell'Episodio 001 di Radiogame potrebbe tranquillamente essere eseguita da una metal band sufficientemente preparata tecnicamente...

Ma qui, da come avrete dedotto dalla premessa, voglio parlare di quei videogiochi che ha
nno preso il titolo da canzoni famose, e vi assicuro che esistono dei casi abbastanza interessanti!!!

A quanto pare, una delle band più "saccheggiate" sono i Metallica, storica thrash metal band proveniente dalla Bay Area di San Francisco, con ben 3 titoli adoperati in altrettanti videogames.

Cominciamo con Eye of The Beholder, storico RPG in prima persona per MS-DOS ad opera di quei geniacci dei mai troppo compianti Westwood Studios.
Pubblicato nel 1990 ed impostato esattamente come il mitico Dungeon Master (1987, FTL Games), il gioco ebbe così tanto successo, che fu proposto anche per Amiga, Super Nintendo e Sega CD. In quest'ultima versione era presente anche un'esclusiva colonna sonora ad opera del grande Yuzo Koshiro, autore tra l'altro della BGM di Streets of Rage 2 (che potete gustare nell'Episodio 000 di Radiogame).
Basato sul mondo di Dungeon & Dragons, Eye of the Beholder (il beholder appunto è una creatura presente nel bestiario di questo splendido gioco di ruolo cartaceo) ebbe due sequel: "The Legend of Darkmoon" e "Assault on Myth Drannor", entrambi eccellenti e profondi come il primo, anche se non ne eguagliano la magia e la qualità globale.

Eye of The Beholder è anche il titolo di una straordinaria canzone dei Metallica, presente nel loro quarto album in studio, ...And Justice for All! del 1988, il primo che vede la presenza al basso di Jason Newsted, dopo la tragica morte di Cliff Burton.

Per restare in tema, ecco Fade to Black, grandioso platform/action 3d di Delphine Software uscito nel 1995 per Pc e Playstation (si tratta di uno dei primi giochi ad essere usciti sulla consolle di casa Sony).

Si tratta del sequel del capolavoro Flashback, uscito per Amiga nel 1992 e in seguito per PC in un'edizione CD-ROM contentente degli esclusivi filmati in computer graphics.
La dinamica di gioco di Fade to Black si accosta sensibilmente a titoli del calibro di Tomb Raider, di cui vuole essere un rivale (purtoppo le tette triangolari della vecchia Lara però hanno fatto la differenza!).
Abbandonata la grafica 2d animata con la tecnica del Rotoscope (come nell'altro grandissimo titolo del genere, Another World), simile a quella utilizzata dai creatori di Prince of Persia, Fade to Black si propone come un'ottima avventura 3d con elementi platform e stealth allo stato embrionale, il tutto infarcito con una trama di spessore, ricca di emozioni e colpi di scena (niente da fare però, il confronto con le tette di Lara non regge! Almeno ciò emerge dalle vendite dei due titoli...ahimè!).


Fade to Black è anche il titolo di una commovente ballad dei Metallica, presente nell'album Ride the
Lightning del 1984. Considerato uno dei più importanti e influenti dischi della storia del metal, fu composto nel periodo in cui nella band militava il buon vecchio Dave Mustaine dei Megadeth (di cui avrò modo di parlare in futuro!!! Vi do solo una piccola anticipazione "Piece of Cake!!!").

Per concludere il tour dei Metallica fans, vi parlo di un arcade shooter per Pc che ha fatto della frenesia e dell'azione pura e distruttiva un suo marchio di fabbrica: Seek and Destroy!
Alla guida di un elicottero da guerra Apache, bisognerà fare a pezzi qualunque cosa si muova sullo schermo grazie alle potenti armi in dotazione.
Si tratta di un titolo molto divertente, anche se non va sicuramente considerato nè un capolavoro nè una pietra miliare del genere. Basti pensare a Desert Strike, sparatutto a prospettiva isometrica del 1992, edito da Electronic Arts, per Amiga e PC, sconvolgente in termini di giocabilità e profondità tattica.

Seek and Destroy è sicuramente uno dei brani più famosi dei 'tallica. Tratto dall'album di debutto Kill 'em all, anno 1983, Seek and Destroy, nonostante la voce ancora acerba di Hetfield e la sua inusuale durata, è ancora oggi il brano più richiesto dal vivo e quello che scatena il pogo più violento.
Il riff di chitarra iniziale ha fatto storia e sicuramente molti che si dilettano a strimpellare la chitarra come me avranno almeno una volta provato ad eseguire questa esplosiva canzone!

Cambiamo decisamente pagina!

Un violentissimo guerriero di nome Enric. Una spada sempre pronta a fendere e lacerare. Un mondo fantasy da esplorare ed un bestiario fantasy da non aver nulla da invidiare a Dungeons & Dragons.
Era il 1998 ed Interplay ci regala un bellissimo gioco che sembra tanto un mix tra un picchiaduro a scorrimento ed un'avventura platform stile Tomb Raider.
Die by The Sword, incarna lo spirito battagliero dello "sbarbbaro" che è dentro di noi, dando al
videogiocatore la possibilità di saziare la propria sete di sangue con un'azione violenta e sanguinosa senza tregua e senza pietà!

Die by The Sword è anche una devastante canzone dei controversi Slayer, fenomenale ensemble della Bay Area di San Francisco, per il quale la stampa si è presa il disturbo di coniare il termine Black Metal, in riferimento all'attitudine evil e all'uso di un primordiale "facepainting". Altro che Bathory e Venom!!! I veri padri del metal estremo sono gli Slayer!!!!!
Tornando in tema, questa song è presente nel primo album, Show no Mercy datato 1983. Anno prolifico questo, dato che parallelamente esce Kill 'em All dei Metallica, altro capostipite di un genere
come il thrash metal, che ha fatto proseliti anche tra coloro i quali non ascoltavano la precedente New wave of British Heavy Metal. Influenzati da quest'ultima, soprattutto dagli Iron Maiden, di cui all'inizio della carriera gli Slayer erano una cover band, i quattro demoni di 'frisco, hanno dato origine ad un sound oscuro e violento che darà il La a band grandiose come Sepultura, Morbid Angel e, soprattutto Death (basti pensare a Leprosy dove i riff richiamano alla mente il duetto King/Hanneman, soprattutto di South of Heaven e Hell Awaits). Le influenze slayeriane sono evidenti in moltissimi altri platter che aderiscono al movimento estremo in toto...
Di questa band (si nota che li adoro?) dovete ascoltare almeno una volta nella vostra vita Reign in Blood, 24 minuti di assalto sonoro frontale, altro che Punk...

Dulcis in fundo... un titolo che farà sussultare i veri fan del survival horror. Una serie che ha dato inizio a tutto.
Un gioco che, al di là della sua grafica primitiva, è riuscito a far venire gli incubi a chiunque abbia avuto l'onore di giocarlo, me compreso.
Partendo dai racconti di Lovecraft, i francesi Infogrames regalano ai videogamers di tutto il mondo un titolo spaventosamente profondo e difficile. Era il 1992 e compariva nei nostri monitor per la prima volta il baffuto Edward Carnby, un investigatore che si ritrova in una villa infestata da creature bizzarre e spiriti maligni, Derceto, per risolvere un mistero e portare a termine un delicato incarico.
Alone in The Dark, capostipite del genere reso immortale da Resident Evil e Silent Hill, era un gioco terrificante. Enigmi cervellotici, citazioni colte (nella biblioteca era presente un libro le cui parole, se lette, causavano la morte immediata del protagonista, proprio come scritto nel Necronomicon, ambigua ed inquietante opera di Lovecraft), zombi famelici, lupi giganti, orrori innominabili attendono frementi Carnby in una mansione immensa e piena zeppa di trappole letali.
Sopravvivere era la priorità: fare economia della lampada ad olio, dei proiettili e di tutto ciò che poteva tenerci in vita mentre esploravamo il nero e purulento cuore di un male indescrivibile!
Un capolavoro che ha visto due ottimi seguiti ed un restyling su Playstation2, Pc e Dreamcast non del tutto riuscito con il quarto episodio.
A breve uscirà, se non è già accaduto, un nuovo capitolo sottotitolato Near Death Experience, che promette di essere davvero terrificante. Sperando che i tratti distintivi della saga non vengano eccessivamente snaturati.

Alone in the dark è anche e soprattutto un travolgente brano di una altra band eccceziunale veramente della Bay Area.
Capitanati dall'immenso Chuck Billy e dal micrognomico Eric Peterson, i Testament hanno avuto una carriera che, tra alti e bassi, ha dato loro l'affetto di una grande fetta di appassionati di thrash metal. Inizialmente abbastanza vicini ai canoni dettati da Megadeth e Metallica, negli anni i Testament hanno trovato la loro personalità grazie anche all'ipertecnicismo di chitarristi del calibro di Alex Skolnick e di James Murphy.
Il brano in questione è presente nell'album d'esordio The Legacy, uscito nel 1987, anche il gruppo è attivo fin dall'83.
Guada caso, Alone in The Dark, è uno dei, se non il più famoso pezzo dei Testament. Quasi del tutto immancabile in scaletta dal vivo, vi consiglio di ascoltarlo con attenzione! Potreste diventarne dipendenti!!!

Ok per adesso abbiamo concluso questo tour de force.

Mi scuso se mi sono dilungato, ma per quel che mi riguarda ne valeva la pena! Sono riuscito a parlare delle due cose che amo di più: i videogames e il metal!!!

Ok palla a voi adesso! Vediamo quanti altri titoli riuscite a trovare!!!

lunedì 2 giugno 2008

Punk bustin' punch out action!!!


Quanti si ritrovavano, negli anni a cavallo tra gli '80 e i '90, a bazzicare in sala giochi, magari bigiando la messa della Domenica o il catechismo settimanale, non potranno non provare un fremito al pensiero dei micidiali beat 'em up a scorrimento che abbondavano, anzi che avevano quasi il predominio totale nei nostri luoghi di ritrovo di infanzia ed adolescenza...

Di sicuro il capostipite era Double Dragon, ma nei miei ricordi e nel mio cuore c'è posto solo per un grandissimo capolavoro di casa Capcom, ovvero Final Fight.

Ricordo che il cabinato di questo splendido videogame lo vidi per la prima volta al bar di fronte la mia parrocchia.

Scelto uno dei tre protagonisti (Cody, Guy e Haggar), bisognava farsi strada a suon di mazzate tra una folla multiforme e multicolore di punk, donnacce, poliziotti corrotti e chi più ne ha più ne metta, per salvare la figlia del sindaco di Metro City, città immaginaria della West Coast americana, tipica dell'immaginario collettivo post-yuppie di fine anni '80 divenuta celebre con Robocop e, prima ancora con The Warriors, dal tipico gruppo di teppisti-criminaloidi pronti ad utilizzare qualsiasi mezzo per eliminare chi si metteva nel mezzo.

E così ci si ritrovava ad affrontare brutti ceffi come il colossale Andore (con tutta la famiglia al seguito) o le micidiali lame di Hollywood, senza scordare Sodom, il samurai con la tuta da Football Americano che qualche anno dopo avrebbe fatto la sua prima apparizione nella saga Alpha del mitico Street Fighter.

Infatti Final Fight era nato con l'intenzione di essere una sorta di seguito ideale del colossale picchiaduro di Capcom, ma poi prese vita a sè e, nonostante un trascurabile seguito per Super Nes e un remake in 3D per Playstation2 col sottotitolo "Streetwise", assolutamente mediocre in tutto e per tutto, Final Fight resta un mito per tutti coloro i quali picchiare i punk bidimensionali su schermo equivaleva ad avere la propria personale ed immaginaria rivincita su quei bulli che a scuola rompevano le balle a ricreazione, o peggio quelli che in sala giochi con prepotenza monopolizzavano i giochi migliori...

Il dolce suono del gettone che entrava nello slot, il suono accattivante della conferma dell'avvenuto credito, la musica che fuoriusciva copiosa dagli altoparlanti sopra lo schermo, tutti questi ricordi non possono non smuovere qualcosa dentro quelli che, come me, alla fine degli anni '80 sognava di essere un duro che a forza di cazzotti si guadagnava il rispetto della strada e le voglie delle più belle pupe...

Altri titoli giunsero in sala giochi sul filone picchiaduro a scorrimento. Come dimenticare quel capolavoro di Cadillac & Dinosaurs o il mitico Captain Commando? Quanti gettoni avremo lasciato su questi grandiosi titoli? Quanto la Capcom ci ha regalato in termini di divertimento?

Altro grande gioco, stavolta targato Konami, era Vendetta, conosciuto anche come Punk Buster.
Molto simile a Final Fight, Vendetta era però più "cattivo". I tre personaggi, ispirati palesemente al mondo del wrestling (come scordare Hulk Hogan e la mitica WWF), nonchè all'iconografia action-movie-macho degli anni '80 (Stallone e Mister-T in primis), dovevano pestare a sangue un eterogenea orda di avversari, potendoli prendere a calci anche mentre erano a tappeto, nonchè schiacciarne le dita quando stavano appesi a travi o ai cornicioni dei palazzi.

Tra i cattivi di turno non mancavano un nutrito gruppo di bikers gay vestiti di pelle che sembravano usciti pari pari dal mitico Blue Oyster Club di Scuola di Polizia, senza contare una serie di cani dobermann visibilmente infoiati e prostitute-dominatrici sadomaso che ispiravano tutt'altro che pugni e calci!!!

Il gioco risultò pesantemente censurato nei contenuti, ma molti di noi hanno avuto la fortuna di provarlo integralmente sia nei primi anni di distribuzione in salagiochi, sia in seguito grazie all'emulazione.

Di certo ci sarebbe una lista quasi infinita di titoli su questo genere (non bisogna scordare Knights of the Round, Streets of Rage 2 e una marea di altri titoli), anzi si potrebbe creare un blog videoludico esclusivamente dedicato a questo genere, ma non è lo scopo del mio post...

Tornando a Final Fight, ricordo che mia madre me lo regalò per C-64 per il mio 11 compleanno.

Ci giocai tutto il pomeriggio assieme al mio fratellino, dandoci il cambio nei vari livelli.

Riuscimmo ad arrivare all'ultimo livello, poi non ricordo se andò via la luce, il gioco andò in crash o mia nonna ci impose di spegnere quella "diavoleria, che è tutto il giorno che ci state attaccati!!!"...

Quel giorno fu speciale perchè, dopo 6 anni di odio e rivalità, sentii dentro di me la gioia di avere un fratellino con cui condividere tante belle cose, come i videogiochi...