21 giorni senza scrivere nulla.
Tantissimi per me, ma il lavoro lascia sempre meno tempo a disposizione, specie ora che mi sono messo in proprio.
Si perchè da 10 giorni ho iniziato una mia attività, assieme alla mia adorata Laura e al mitico Filippo "Truce Phil", caro amico di vecchia data.
Dunque il tempo libero si riduce notevolmente, come se non bastasse oltre alla mia attività, continuo a svolgere un lavoro part time che mi consente di sbarcare il lunario finchè la mia azienda non decolli come voglio io...
Il tempo per i videogiochi, di conseguenza, si riduce a quella mezz'oretta prima di andare a pranzo o la sera al posto del canonico film in DVD.
Una cosa non cambia, però: la passione e l'amore per questo mondo che mi porto dentro e che mai come oggi è tanto forte!
Come vedete sotto il profilo, attualmente sto giocando a tre titoli contemporaneamente (cosa mai fatta, visto che sono sempre stato abituato a giocare un titolo alla volta), ma visto che il tempo è poco cerco di distribuirlo in più titoli, per godermi al meglio la mia collezione, dato che molti giochi stanno sullo scaffale in attesa di essere provati da tempo ormai.
Dei tre giochi attuali, Bioshock (di cui ho scritto una recensione su Ciao), Fire Emblem Radiant Dawn e Sam & Max Season one avrò modo di parlare su questi lidi... al momento tutto quello che mi vien da dire è VIVA I TELLTALE per aver riportato alla gloria un duo di agenti di polizia freelance di cui sentivo molto la mancanza. Certo lo humor piccato e velatamente polemico nei confronti della attualità statunitense portano Sam & Max più vicini al nostro mondo che a quello astratto e a sè del primo titolo, Hit the Road, cosa che non ho ancora capito se apprezzo o no. Però lo stile, le situazioni e le gag, senza scordare gli exploit di Max mi hanno strappato più di una risata, quindi VIVA I TELLTALE!
Di Fire Emblem posso dire che, dopo averlo quasi fanculizzato alla prima partita (l'ho trovato un pelino più difficile del prequel su Gamecube), adesso lo sto seguendo con la stessa passione con cui ho finito il predecessore... vedremo come andrà, dato che sono proprio all'inizio.
Ormai di Rapture conosco quasi tutti gli angoli, dato che sono prossimo a finire Bioshock, ma credo mi impegnerà ancora un pò perchè voglio sbloccare tutti gli achievements, e prevedo una dura lotta!
P.s. se siete incuriositi dalla mia attività, non posso che invitarvi a fare un salto nella nostra homepage, al seguente indirizzo: http://www.openspace-sicilia.com
Si tratta di un'azienda che progetta e propone itinerari turistici in Sicilia. A ciò si affianca una serie di servizi connessa alla creazione di eventi, oltre che di comunicazione e marketing (soprattutto turistico)...
domenica 22 febbraio 2009
domenica 1 febbraio 2009
Scorrete lacrime, disse il videogamer...
La componente emotiva di un certo tipo di videogiochi assume una dimensione notevole, nella valutazione e nell'apprezzamento degli stessi, specie quando è la colonna sonora a "far la parte del leone".
Questa lezione l'abbiamo appresa a livello inconscio nelle lunghe sessioni di gioco, durante tutti gli anni che abbiamo trascorso assumendo il ruolo di videogamers, come attanti-attori (semioticamente le due figure, nel videogame di un certo livello tendono a mio avviso a confondersi) di un processo dinamico che coinvolge mente, occhio e - perchè no? - cuore.
Crescendo e diventando più critici ed analitici abbiamo cominciato ad estrapolare dal contesto ludico una serie di connotati estetici, narrativi ed emotivi che, nel complesso, ci aiutano a stabilire se un gioco ci è piaciuto oppure no.
Molto spesso, anche se non ce ne rendiamo conto, la fruizione di un dato gioco, il suo godimento, la partecipazione emotiva alle vicende narrate o interagite, è pesantemente influenzata dal comparto sonoro.
A riprova di ciò basti pensare a quanto è stato importante Radiogame per i videogamer che, come me, hanno potuto rivivere ricordi ed emozioni videoludiche strettamente connesse alle vibrazioni di quelle note, di quei brani, che lasciano solchi profondi nell'animo di chi li ha vissuti, non solo giocati, portando con sè tutto un bagaglio di memorie non direttamentee connesse al medium videoludico e, tuttavia, in qualche correlato ad esso: quante volte avremo ricordato un particolare amico di infanzia con cui giocavamo volentieri in sala giochi con questo o quel gioco?
E poi, quante volte abbiamo pianto davanti ad un passaggio particolarmente struggente? Quante volte ci siamo commossi, con il "magone", nel portare a termine un gioco, godendone l'intenso finale?
Questo avviene molto spesso con i J-RPG (per quel che mi riguarda cito Chrono Trigger, mi ha fatto davvero venire gli occhi lucidi), ma non necessariamente solo con quelli.
Shenmue, ad esempio sa essere parecchio commovente, per non parlare dei titoli di coda di Out Run con lo struggente Last Wave (andatevi a riascoltare Episode 00 di Radiogame se volete valutare con le vostre orecchie...), guardacaso due titoli SEGA del grande Yu Suzuki.
I videogames, i loro ricordi e le emozioni che suscitano... come potete leggere sotto il logo di My Games Corner...
Ammetto di essere un Retrogamer piuttosto tardivo, dato che ho cominciato a retro-giocare in concomitanza con la scoperta del Radioshow Videoludico Definitivo: titoli come Xenogears, ad esempio, fino all'anno scorso li conoscevo solo per fama e per qualche video osservato sul tubo...
Sempre grazie alla community di Retrogamer.it (ormai il mio punto di riferimento per quanto riguarda il videogioco come arte e manifestazione di qualcosa di più che il semplice atto ludico in sè) e al podcast di Mario AIO Morandi, vengo a sapere dell'esistenza di Creid, album di 10 tracce, contenente le più significative musiche della colonna sonora di Xenogears, ad opera di Yasunori Mitsuda, riarrangiate dalla Millenial Fair.
Questo album mi sta tenendo molta compagnia nelle mie "passeggiate" (ho l'abitudine di recarmi a lavoro a piedi, con il mio fedele lettore MP4 sempre con me), assieme a Radiogame.
In particolare, qualche giorno fa, in occasione di una trasferta di lavoro, mi sono caricato Creid nel lettore e me lo sono ascoltato durante il viaggio.
Ad un certo punto, guardando fuori dal finestrino dell'auto del mio collega (in macchina devo ascoltare la musica altrimenti soffro), ho visto le vette innevate delle Madonie, avvolte da nubi grigie e un piccolo paesino arroccato su una rupe. In quel momento stavo ascoltando "Balto".
E' stato qualcosa di indescrivibile.
Inutile dire che la mia fantasia ha preso il volo e, ripensando alle partite a Xenogears (che ancora non ho giocato seriamente e a fondo, ahimè) e a quel panorama che avevo davanti gli occhi, ancora adesso mi viene la pelle d'oca.
Concludo questa lunga (spero non noiosa) dissertazione dando un suggerimento a chi, per ora, magari ha perso un pò l'entusiasmo per questa passione: ricominciate dalla musica.
Questa lezione l'abbiamo appresa a livello inconscio nelle lunghe sessioni di gioco, durante tutti gli anni che abbiamo trascorso assumendo il ruolo di videogamers, come attanti-attori (semioticamente le due figure, nel videogame di un certo livello tendono a mio avviso a confondersi) di un processo dinamico che coinvolge mente, occhio e - perchè no? - cuore.
Crescendo e diventando più critici ed analitici abbiamo cominciato ad estrapolare dal contesto ludico una serie di connotati estetici, narrativi ed emotivi che, nel complesso, ci aiutano a stabilire se un gioco ci è piaciuto oppure no.
Molto spesso, anche se non ce ne rendiamo conto, la fruizione di un dato gioco, il suo godimento, la partecipazione emotiva alle vicende narrate o interagite, è pesantemente influenzata dal comparto sonoro.
A riprova di ciò basti pensare a quanto è stato importante Radiogame per i videogamer che, come me, hanno potuto rivivere ricordi ed emozioni videoludiche strettamente connesse alle vibrazioni di quelle note, di quei brani, che lasciano solchi profondi nell'animo di chi li ha vissuti, non solo giocati, portando con sè tutto un bagaglio di memorie non direttamentee connesse al medium videoludico e, tuttavia, in qualche correlato ad esso: quante volte avremo ricordato un particolare amico di infanzia con cui giocavamo volentieri in sala giochi con questo o quel gioco?
E poi, quante volte abbiamo pianto davanti ad un passaggio particolarmente struggente? Quante volte ci siamo commossi, con il "magone", nel portare a termine un gioco, godendone l'intenso finale?
Questo avviene molto spesso con i J-RPG (per quel che mi riguarda cito Chrono Trigger, mi ha fatto davvero venire gli occhi lucidi), ma non necessariamente solo con quelli.
Shenmue, ad esempio sa essere parecchio commovente, per non parlare dei titoli di coda di Out Run con lo struggente Last Wave (andatevi a riascoltare Episode 00 di Radiogame se volete valutare con le vostre orecchie...), guardacaso due titoli SEGA del grande Yu Suzuki.
I videogames, i loro ricordi e le emozioni che suscitano... come potete leggere sotto il logo di My Games Corner...
Ammetto di essere un Retrogamer piuttosto tardivo, dato che ho cominciato a retro-giocare in concomitanza con la scoperta del Radioshow Videoludico Definitivo: titoli come Xenogears, ad esempio, fino all'anno scorso li conoscevo solo per fama e per qualche video osservato sul tubo...
Sempre grazie alla community di Retrogamer.it (ormai il mio punto di riferimento per quanto riguarda il videogioco come arte e manifestazione di qualcosa di più che il semplice atto ludico in sè) e al podcast di Mario AIO Morandi, vengo a sapere dell'esistenza di Creid, album di 10 tracce, contenente le più significative musiche della colonna sonora di Xenogears, ad opera di Yasunori Mitsuda, riarrangiate dalla Millenial Fair.
Questo album mi sta tenendo molta compagnia nelle mie "passeggiate" (ho l'abitudine di recarmi a lavoro a piedi, con il mio fedele lettore MP4 sempre con me), assieme a Radiogame.
In particolare, qualche giorno fa, in occasione di una trasferta di lavoro, mi sono caricato Creid nel lettore e me lo sono ascoltato durante il viaggio.
Ad un certo punto, guardando fuori dal finestrino dell'auto del mio collega (in macchina devo ascoltare la musica altrimenti soffro), ho visto le vette innevate delle Madonie, avvolte da nubi grigie e un piccolo paesino arroccato su una rupe. In quel momento stavo ascoltando "Balto".
E' stato qualcosa di indescrivibile.
Inutile dire che la mia fantasia ha preso il volo e, ripensando alle partite a Xenogears (che ancora non ho giocato seriamente e a fondo, ahimè) e a quel panorama che avevo davanti gli occhi, ancora adesso mi viene la pelle d'oca.
Concludo questa lunga (spero non noiosa) dissertazione dando un suggerimento a chi, per ora, magari ha perso un pò l'entusiasmo per questa passione: ricominciate dalla musica.
lunedì 26 gennaio 2009
Lo scaffale dei ricordi...
Di recente sono riuscito a completare gli ultimi ritocchi nella mia nuova stanza e, avendo sistemato definitivamente le librerie (ben 5!!!) ho potuto tirar fuori dalle scatole tutti i pezzi della mia biblioteca personale: qualcosa di allucinante!
Si perchè una cosa che adoro, in occasione delle fiere e dei mercatini che ogni anno si tengono nel mio paese, gironzolare fra le bancarelle dei libri "vecchi": con pochi euro riesco a portarmi a casa una grande quantità di narrativa d'autore o di titoli minori, ma non per questo meno interessanti.
Negli anni sono riuscito a recuperare una grande quantità di romanzi della Urania (che ho sempre adorato), compresi un paio di scritti di Philip K. Dick ormai piuttosto rari: "Illusione di potere" e "La città sostituita".
Altra cosa che adoro è spulciare i cestoni "tutto a 1-2-3 Euro" delle edicole: credetemi, ci si trova di tutto!
Oltre che una serie di videogiochi per PC (per esempio ho recuperato il discreto Tony Tough tempo fa) spesso si riesce a comprare qualche buon CD musicale (l'ultimo affarone l'ho fatto per Vaya dei grandi At The Drive In) e, ovviamente, libri.
Tra libri di fantascienza, gialli e classici, tantissimi anni fa, nel giro di poco tempo, riuscii ad entrare in possesso, grazie ai cestoni da edicola, di due tomi interessantissimi per un appassionato di videogiochi.

Si tratta de "I migliori giochi per PC CD-ROM" di "The Condor" ed "Enciclopedia dei Videogiochi per PC" di Elizabeth Corish, editi entrambi da Jackson Libri.
A quel tempo io ero quasi esclusivamente un utente PC e queste guide, specie quella della Corish, mi guidavano spesso negli acquisti.
Certo era difficile resistere alla tentazione di leggere il contenuto dei due libri, dato che per lo più si tratta di guide e soluzioni di giochi appartenenti al genere delle avventure grafiche (che era ed è ancora oggia la mia preferita nel panorama personal computer), però le informazioni in essi racchiuse, oggi, farebbero la gioia di qualunque retro-pc-gamer.
Ecco alcuni dei titoli trattati dai due volumi:
Nota curiosa: gran parte dei titoli trattati è stata pubblicata in edicola sempre da Jackson Libri e, al termine dei manuali di istruzioni, si potevano trovare degli estratti da questo libro: soluzioni e guide di altri giochi pubblicati nella collana.
E' stato emozionante rivederli dopo tanto tempo, dato che questi due tomi erano sepolti sotto una catasta infinita di libri, molti dei quali devo ancora leggerli ahimè.
Di certo mi aiuteranno ad impreziosire la mia collezione, di cui spero al più presto di parlarvi qui e magari di postare qualche foto. Certo non è nulla di eclatante rispetto ad altre collezioni che si possono vedere in giro per la rete, ma io ne vado fiero perchè amo ogni suo singolo pezzo.
E chissà... tra una partita ed un altra alle mie console, magari riesco a trovare uno spazietto per riscoprire i miei adorati giochi DOS...
Si perchè una cosa che adoro, in occasione delle fiere e dei mercatini che ogni anno si tengono nel mio paese, gironzolare fra le bancarelle dei libri "vecchi": con pochi euro riesco a portarmi a casa una grande quantità di narrativa d'autore o di titoli minori, ma non per questo meno interessanti.
Negli anni sono riuscito a recuperare una grande quantità di romanzi della Urania (che ho sempre adorato), compresi un paio di scritti di Philip K. Dick ormai piuttosto rari: "Illusione di potere" e "La città sostituita".
Altra cosa che adoro è spulciare i cestoni "tutto a 1-2-3 Euro" delle edicole: credetemi, ci si trova di tutto!
Oltre che una serie di videogiochi per PC (per esempio ho recuperato il discreto Tony Tough tempo fa) spesso si riesce a comprare qualche buon CD musicale (l'ultimo affarone l'ho fatto per Vaya dei grandi At The Drive In) e, ovviamente, libri.
Tra libri di fantascienza, gialli e classici, tantissimi anni fa, nel giro di poco tempo, riuscii ad entrare in possesso, grazie ai cestoni da edicola, di due tomi interessantissimi per un appassionato di videogiochi.

Si tratta de "I migliori giochi per PC CD-ROM" di "The Condor" ed "Enciclopedia dei Videogiochi per PC" di Elizabeth Corish, editi entrambi da Jackson Libri.
A quel tempo io ero quasi esclusivamente un utente PC e queste guide, specie quella della Corish, mi guidavano spesso negli acquisti.
Certo era difficile resistere alla tentazione di leggere il contenuto dei due libri, dato che per lo più si tratta di guide e soluzioni di giochi appartenenti al genere delle avventure grafiche (che era ed è ancora oggia la mia preferita nel panorama personal computer), però le informazioni in essi racchiuse, oggi, farebbero la gioia di qualunque retro-pc-gamer.
Ecco alcuni dei titoli trattati dai due volumi:
I migliori giochi per PC CD-ROM:
- The 7th Guest
- Alone in the dark
- Day of the tentacle
- Indiana Jones and the fate of Atlantis
- Myst
- Return to Zork
- Sam & Max: Hit the Road
- Space Quest V: Roger Wilco in the Next Dimension
Enciclopedia dei videogiochi per PC
abetico, contenente trucchi, soluzioni e consigli. Ho evidenziato anche qua in grassetto i titoli che possiedo.
- Another World
- Battle Isle II
- Cruise for a Corpse
- Elvira
- Eye of the Beholder I & II
- Indiana Jones and the last Crusade
- King Quest dall'I al VI
- Leisure Suit Larry III
- Lemmings
- Maniac Mansion
- Secret of Monkey Island I & II
- Ultima VI e VII
abetico, contenente trucchi, soluzioni e consigli. Ho evidenziato anche qua in grassetto i titoli che possiedo.Nota curiosa: gran parte dei titoli trattati è stata pubblicata in edicola sempre da Jackson Libri e, al termine dei manuali di istruzioni, si potevano trovare degli estratti da questo libro: soluzioni e guide di altri giochi pubblicati nella collana.
E' stato emozionante rivederli dopo tanto tempo, dato che questi due tomi erano sepolti sotto una catasta infinita di libri, molti dei quali devo ancora leggerli ahimè.
Di certo mi aiuteranno ad impreziosire la mia collezione, di cui spero al più presto di parlarvi qui e magari di postare qualche foto. Certo non è nulla di eclatante rispetto ad altre collezioni che si possono vedere in giro per la rete, ma io ne vado fiero perchè amo ogni suo singolo pezzo.
E chissà... tra una partita ed un altra alle mie console, magari riesco a trovare uno spazietto per riscoprire i miei adorati giochi DOS...
domenica 18 gennaio 2009
(Radio)Game Over
Una notizia che non avrei mai voluto dare.
Purtroppo Mario "AIO" Morandi ha deciso di non proseguire oltre l'avventura di Radiogame.
Mi auguro ed auguro a Mario che quelle cause di forza maggiore possano essere superate e che il nostro speaker ludofonico preferito ritorni ad emozionarci con nuovi episodi di uno dei podcast migliori del 2008.
Con tanto affetto, faccio a Mario un grande in bocca al lupo e spero di incontrarlo nuovamente sulla piazza virtuale del retroforum.
martedì 13 gennaio 2009
"Ti sei fatto cotanto di 360 e stai a giocare con Hexic???"

Immaginate la scena.
Io, spaparanzato (ecco non è che sia un bel vedere, invero) sul divano nell'immenso salone di casa nuova, con espressione inebetita e lingua in fuori che, come un forsennato, premo X nel disperato tentativo di non sbagliare combinazione e mandare in fumo mezz'ora di scervellamento.
Occhi rossi e lucidi (non sono ancora abituato all'HD), mani tese a tenere il pad della 360 (che sto trovando mostruosamente comodo, oltre che particolarmente ammiccante verso quello del Dreamcast, d'altronde il designer è lo stesso...), preso dalla frenesia di sbloccare quel maledetto nuovo achievement.
Una curiosa subroutine del mio cervello comincia a riflettere sulla genialità della trovata dei creativi M$ (non a caso alcuni di loro provengono dall'esperienza Sega Dreamcast): gli achievements, i famigerati obiettivi, alcuni dei quali richiederebbero mesi di clausura davanti alla console per essere raggiunti, hanno però dalla loro il fatto che estendono all'Nsima potenza la longevità di un titolo.
E così, mentre quella piccola suborutine del mio cervello è tutta intenta in questo volo pindarico, avverto la presenza di qualcuno che mi osserva, scuotendo lentamente la testa.
Mi giro e mio fratello, in tutta la sua saggezza, se ne esce con una frase che vi posto tradotta in italiano, dato che in lingua originale (sancataldese stretto) non verrebbe compresa da una buona fetta dei lettori (mi illudo ancora che qualcuno mi legga... lo so lo so...).
"Ma ti sei fatto una 360 e stai a giocare con Hexic HD?".
La consapevolezza si abbatte su di me come una mazzata sulla noce del capocollo: "Sei un retrogamer HellCiccio, e lo sarai sempre!".
Qualcuno mi dirà che Hexic HD è il rifacimento di Hexic per Msn Games, titolo del 2003.
Ma io rilancio con un nome: Alexey Pajitnov, autore di Tetris, per chi si fosse appena svegliato da un sonno criogenico durato all'incirca 24 anni...
Hexic è il gemello cattivo di Tetris, quello bastardo che sgambetta i vecchietti e ruba le caramelle ai bambini. E' così cattivo che vi ritroverete, ad un passo dal completarlo con successo, a imprecare per una bomba piazzata così bene da non poter essere disinnescata.
Hexic è un tripudio di colori per gli occhi (ma se siete daltonici non c'è problema! Vi basterà attivare i simboli dal menù delle opzioni), una multicromatica esplosione di esagoni che vi ipnotizzerà, lasciandovi letteralmente distrutti, faticoso come è per la mente e per gli occhi stessi...
Ma soprattutto Hexic incarna la filosofia dei retrogames. Andate a vedere la caterva di giochi puzzle usciti per il mercato arcade e difficilmente troverete un gioco tanto hardcore, a parte Puyo Puyo ai livelli più alti di difficoltà.
E d'altronde il ritorno al fascino per il retroludico Microsoft e Nintendo l'hanno percepita da tempo: non a caso, infatti, i servizi Virtual Console e Live Arcade continuano ad accrescere la loro offerta retroludica, per la gioia di chi, come me, non riesce a star dietro a tutto quello che si dovrebbe recuperare per rinfoltire la propria collezione e, soprattutto, si accontenta di poter giocare al retrogioco recuperato (come avrete capito per me prima viene il gioco in sè e poi l'oggetto materiale da collezionare)...
Dunque ben vengano i "giochetti" sul Live Arcade, senza disdegnare opere moderne ed interessanti (seppure con i loro limiti) che prima o poi dovrò e vorrò provare (Mirror's Edge e Fallout 3 in primis).
Ultima nota: il soundtrack di Hexic è orientato sul Trip-Hop e ci sono un paio di pezzi assolutamente notevoli...
mercoledì 31 dicembre 2008
mercoledì 24 dicembre 2008
Merry Gaming Christmas..
Buon Natale a tutti i lettori di My Games Corner.
A voi un piccolo regalo natalizio...
A voi un piccolo regalo natalizio...
giovedì 18 dicembre 2008
Alla fine ho ceduto...
Ebbene si, anche l'HellCiccio ha fatto il passo e si è fatto una Xbox 360.
Visto che, per inaugurare casa nuova, mia nonna ha deciso di farci un bel regalone, ovvero un televisore LCD da 40" (Sony Bravia, per la cronaca, mica cotiche...), ho deciso di prendermi la console di casa Microsoft dato che titoli come Fallout 3 e Mass Effect mi hanno fatto sbavare non poco (senza contare la possibilità di giocare alla versione Xbox di Shenmue II, per restare in tema retrogaming e di scaricare dall'XBLA titoloni quali Castlevania Symphony of the Night e Ikaruga)...
Ho preso la versione bundle con Gears of War 2, hard disk da 60 giga e altre amenità quali cavo component (qualcuno mi spieghi la differenza tra questo e il cavo HDMI please...), headset e un mese di Live Gold gratuito.
Sfiga volle che, tre giorni fa, lasciai un acconto presso il maxistore dove abbiamo preso tutto, TV, kit per la messa al muro e la console, ma gli alquanto svegli commessi non se ne accorsero, evidentemente, dato che quando ieri sono andato per ritirare il tutto, ho avuto la bella sorpresa di sentirmi dire che la mia Xbox era stata venduta.
Mi sono incazzato come un'ape, come direbbe Eric Cartman, però mi sono mantenuto sul civile, pur esprimendo il mio disappunto mettendo in serio dubbio la loro serietà e professionalità.
Fortunatamente stamattina mi chiamano, scusandosi ancora per l'accaduto, per avvertirmi che avevano ricevuto la mia console, ritirata da un altro punto vendita.
E così è finita a tarallucci e vino, scuse accettate e via a a casa con la mia nuova new entry.
Peccato che sta ancora imballata, dato che per ora si lavora come matti e in più ci sono ancora dei lavoretti da fare a casa nuova.
Speriamo che con le feste in arrivo possa godermi un pò sta famigerata Next-gen.
Anche se qualcosa mi dice che dovrò recuperare una lista di compatibilità con Xbox per recuperare titoloni quali Jade Empire, Star Wars KOTOR, Jet Set Radio Future, Ninja Gaiden e altri (devo fare mente locale...). Eh si il retrogamer che c'è in me viene sempre fuori prepotentemente...
Che poi si può già parlare di retrogaming quando si parla di Xbox???
Visto che, per inaugurare casa nuova, mia nonna ha deciso di farci un bel regalone, ovvero un televisore LCD da 40" (Sony Bravia, per la cronaca, mica cotiche...), ho deciso di prendermi la console di casa Microsoft dato che titoli come Fallout 3 e Mass Effect mi hanno fatto sbavare non poco (senza contare la possibilità di giocare alla versione Xbox di Shenmue II, per restare in tema retrogaming e di scaricare dall'XBLA titoloni quali Castlevania Symphony of the Night e Ikaruga)...
Ho preso la versione bundle con Gears of War 2, hard disk da 60 giga e altre amenità quali cavo component (qualcuno mi spieghi la differenza tra questo e il cavo HDMI please...), headset e un mese di Live Gold gratuito.
Sfiga volle che, tre giorni fa, lasciai un acconto presso il maxistore dove abbiamo preso tutto, TV, kit per la messa al muro e la console, ma gli alquanto svegli commessi non se ne accorsero, evidentemente, dato che quando ieri sono andato per ritirare il tutto, ho avuto la bella sorpresa di sentirmi dire che la mia Xbox era stata venduta.
Mi sono incazzato come un'ape, come direbbe Eric Cartman, però mi sono mantenuto sul civile, pur esprimendo il mio disappunto mettendo in serio dubbio la loro serietà e professionalità.
Fortunatamente stamattina mi chiamano, scusandosi ancora per l'accaduto, per avvertirmi che avevano ricevuto la mia console, ritirata da un altro punto vendita.
E così è finita a tarallucci e vino, scuse accettate e via a a casa con la mia nuova new entry.
Peccato che sta ancora imballata, dato che per ora si lavora come matti e in più ci sono ancora dei lavoretti da fare a casa nuova.
Speriamo che con le feste in arrivo possa godermi un pò sta famigerata Next-gen.
Anche se qualcosa mi dice che dovrò recuperare una lista di compatibilità con Xbox per recuperare titoloni quali Jade Empire, Star Wars KOTOR, Jet Set Radio Future, Ninja Gaiden e altri (devo fare mente locale...). Eh si il retrogamer che c'è in me viene sempre fuori prepotentemente...
Che poi si può già parlare di retrogaming quando si parla di Xbox???
sabato 13 dicembre 2008
domenica 30 novembre 2008
Il miglior modo di festeggiare i 10 anni di Dreamcast...
Proprio ieri mi è arrivato a casa, finalmente, Shenmue per Dreamcast.
Che dire? Ho avuto una bella botta di fortuna, dal momento che ho trovato un'asta praticamente ignorata da tutti su ebay.co.uk , dove un ragazzo che vende tutt'altro (articoli di sartoria), per far spazio nel suo ripostiglio, ha messo in vendita una copia originale di Shenmue USA mai usata, aperta e conservata definitivamente.
Ho avuto la grande fortuna di aggiudicarmelo per soli 13 euro, spedizione inclusa (la foto è tratta proprio dall'inserzione) e l'ho ricevuto proprio il giorno in cui Dreamcast compiva 10: esisteva modo migliore per festeggiare?
In questo momento sto ascoltando il tema principale su Youtube, che voglio condividere con voi, mettendolo nel post: credo che mai come adesso ho provato delle emozioni simili. Ho la pelle d'oca e sono scosso da forti tremiti.
C'è una sola parola per descrivere Shenmue: poesia!
Grazie Yu Suzuki!
venerdì 28 novembre 2008
Dieci anni di Dreamcast

Due lustri, signori e signore! Due lustri!
La macchina dei sogni di Sega, colei che ci ha donato Shenmue e Jet Set Radio, per non citare una marea di altri capolavori, il Dreamcast compie oggi (beh ormai ieri, visto che è passata la mezzanotte) 10 anni.
10 anni di emozioni, di divertimento e di meraviglia, 10 anni che mi ero quasi perso se non avessi avuto la fortuna di recuperare un esemplare in ottimo stato poco prima di aprire questo blog: bizzarra coincidenza a onor del vero...
Ultimamente di rumor ne girano parecchi, tra Sega che rinnova il marchio depositato, che fa uscire strani sondaggi e mezze-comunicazioni che lasciano i sognatori ad immaginarsi, anche solo per un attimo un DC-II... ma a noi va bene così! Viva il Dreamcast e viva tutti colo che, come me, ancora oggi si stupiscono di quello che ci girava su!
Long live Dreamcast!
sabato 22 novembre 2008
Now broadcasting on Facebook!
My Games Corner è ufficialmente entrato su Facebook, il popolare social network!
E' appena nato il gruppo My Game Corner Readers che potete raggiungere cliccando qui!
Siete tutti invitati ad iscrivervi!
E' appena nato il gruppo My Game Corner Readers che potete raggiungere cliccando qui!
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lunedì 17 novembre 2008
Starcraft... in tanti è meglio!!!

Il mio primo contatto con Blizzard fu all'incirca 16 anni fa quando, tra le tante demo e versioni shareware contenute in Cd-Rom da edicola, trovai il dimostrativo di Warcraft: Orcs & Humans.
Fu anche il mio approccio con i Real Time Strategy Games, meglio noti come RTS.
Ricordo che fu un'esperienza esaltante: poter costruire le strutture, vederle crescere mentre i lavoratori le andavano assemblando, schierare un vasto esercito di cavalieri o orchi e poi la furia degli scontri, i nemici morti che pian piano si vanno putrefacendo fino a diventare un mucchietto d'ossa... un gioco così non l'avevo mai giocato prima e devo ammettere che fu l'inizio di un amore per il genere che, passando da Dune II e da Warcraft II per giungere a Red Alert, mi portò, nel lontano 1999 ad imbattermi in un altro meraviglioso titolo di casa Blizzard, ossia Starcraft.
A partire dall'ambientazione fantascientifica che per certi versi richiama la saga di Alien non solo per la conformazione degli Zerg, una delle tre razze disponibili, ma anche per le ambientazioni e le musiche (uno dei brani del gioco è palesemente ispirato alla OST del primo film), senza contare che uno dei FMV di intervento sembra proprio estratto da Aliens: Scontro Finale per la sua atmosfera claustrofobica.
Le altre due razze presenti sono i Terrestri, detti anche Terran con i loro Space Marines che ricordano quelli di Warhammer 40k (specialmente gli Space Hulks, protagonisti a loro volta di un interessante gioco di cui vi parlerò prima o poi) e i Protoss, una versione ipervitaminizzata dei classici omini grigi, caratterizzati da una vera vocazione per la guerra mista ad una filosofia quasi new age: dalla tecnologia avanzatissima, i Protoss incarnano di certo la razza più forte e difficile da contrastare, seppure anche la più difficile da impersonare.Il primo impatto con questo immenso capolavoro fu grazie ad un amico che mi regalò una copia della versione inglese del gioco: fu amore a prima vista e, dato che in generale tendo a non affidarmi troppo alla pirateria, dopo un pò di tempo lo comprai originale, in versione "BestSeller" con allegata anche l'espansione Brood Wars.
Purtroppo non sono mai arrivato a completarlo, arenandomi sempre nella penultima missione Protoss, sia per la sua estrema difficoltà, sia per la mancanza di tempo, senza contare una serie di situazioni nefaste che si vengono a creare ogniqualvolta mi cimento su un gioco PC (formattazioni dell'ultim'ora ecc...).

Per mia attitudine, sono sempre stato un giocatore devoto al single playing, anche se ho sempre avuto il desiderio di provare qualche bel gioco in LAN e così, sul forum di Betashare di cui vi ho parlato nel post precedente, ho aperto un topic ufficiale su Starcraft e, nel giro di poco tempo, mi sono ritrovato a giocare on-line mediante l'ottimo software Hamachi, un VPN virtuale che consente di creare una LAN emulata tra PC mediante la semplice connessione Internet.
Con Hamachi si può giocare via LAN praticamente a qualsiasi gioco che supporti il multiplayer via rete, creando una "stanza" privata con tanto di password e opzioni di sicurezza per impedire o consentire l'accesso a date aree del proprio hard disk... e devo dire che l'esperienza è stata notevole!
Oltre ad aver constatato la mia enorme scarsezza nel multiplayer di Starcraft (tutt'altra cosa rispetto alle campagne in singolo), devo dire di essermi divertito parecchio, nonostante le ore piccole (ieri abbiamo giocato fino alle 2.00 di notte, eheheh!)... comunque c'è sempre tempo per migliorare, almeno spero!
E' stato bello riscoprire uno dei titoli che ho amato di più nella mia adolescenza videoludica, quando ancora per me c'era solo il PC e le console erano solo un miraggio!!!
P.s. se qualcuno vuole unirsi a me in qualche partita on-line non esiti a contattarmi!!!
giovedì 6 novembre 2008
Ogni tanto staccare fa bene...
Per una lunga serie di motivi, al momento mi ritrovo sommerso dagli scatoloni.
Scatole qua, scatole la. Non poter disfare gran parte di esse mi costringe a tenere la mia stanza ancora quasi del tutto inutilizzabile.
Le console sono al sicuro nelle loro confezioni, in cima alla libreria, lontano da polvere e rischi di danneggiamento.
Dunque pausa forzata dai videogiochi. Fortunatamente il mio portatile mi consente di collegarmi da ogni angolo della casa e quindi riesco ad accedere ad Internet con semplicità.
Ma i videogiochi mi mancano.
Questa astinenza forzata sta aumentando la voglia di prendere il controller ed immergermi in qualche nuova avventura.
Cosa positiva, dato che non sempre questo entusiasmo mi pervade, specie quando sono stanco per il lavoro o stressato per altre cose.
Insomma ogni tanto staccare fa bene, come dice il titolo.
Per fortuna mia, riesco ogni tanto a farmi cinque minuti di Lemmings su PC, o una veloce partita a Turrican 2002 in attesa di poter rimettere a posto le console e con esse le immancabili sessioni di gioco del dopo-cena.
Di recente sono stato enormemente tentato di prendermi la collector's edition di Fallout 3, titolo che attendo da tempo, ma a cui attualmente ho rinunciato (anche perchè sono indeciso se prenderlo per PC o rimandare a quando potrò farmi la 360). Tutto questo, però, mi ha acceso la voglia di rigiocare al primo e al secondo capitolo... in attesa di tempi migliori...
... o di qualche anima pia che decida di farmi un bel regalo di Natale!!!
Scatole qua, scatole la. Non poter disfare gran parte di esse mi costringe a tenere la mia stanza ancora quasi del tutto inutilizzabile.
Le console sono al sicuro nelle loro confezioni, in cima alla libreria, lontano da polvere e rischi di danneggiamento.
Dunque pausa forzata dai videogiochi. Fortunatamente il mio portatile mi consente di collegarmi da ogni angolo della casa e quindi riesco ad accedere ad Internet con semplicità.
Ma i videogiochi mi mancano.
Questa astinenza forzata sta aumentando la voglia di prendere il controller ed immergermi in qualche nuova avventura.
Cosa positiva, dato che non sempre questo entusiasmo mi pervade, specie quando sono stanco per il lavoro o stressato per altre cose.
Insomma ogni tanto staccare fa bene, come dice il titolo.
Per fortuna mia, riesco ogni tanto a farmi cinque minuti di Lemmings su PC, o una veloce partita a Turrican 2002 in attesa di poter rimettere a posto le console e con esse le immancabili sessioni di gioco del dopo-cena.
Di recente sono stato enormemente tentato di prendermi la collector's edition di Fallout 3, titolo che attendo da tempo, ma a cui attualmente ho rinunciato (anche perchè sono indeciso se prenderlo per PC o rimandare a quando potrò farmi la 360). Tutto questo, però, mi ha acceso la voglia di rigiocare al primo e al secondo capitolo... in attesa di tempi migliori...
... o di qualche anima pia che decida di farmi un bel regalo di Natale!!!
venerdì 31 ottobre 2008
Traslocando...
Era da un pezzo che non pubblicavo un post...
Di recente la mia vita ha subito un grosso cambiamento: dopo 22 anni, ho cambiato casa.
Lasciando alle spalle ricordi, emozioni, sensazioni diverse e contrastanti, adesso mi ritrovo qui nella mia nuova stanza, immerso nei pacchi (mi pare di essere in uno di quei fortini di cartone che mio fratello costruivamo sempre da bambini), nuovamente collegato alla rete dopo due settimane di astinenza forzata.
Le mie console sono imballate al sicuro (spero) e non vedo l'ora di ultimare la fase di "spacchettamento" e di poterle sistemare pronte all'uso.
L'unico momento videoludico che ho potuto concedermi in questi quindici giorni infernali è stata una fugace partita a Landstalker per Sega Megadrive, dagli stessi autori di Shining Force I e II.
Ringrazio Mario "AIO" Morandi per avermi consigliato questo meraviglioso titolo e, sperando di sentire presto un nuovo episodio di Radiogame, che mi ha tanto tenuto compagnia nei viaggi da casa vecchia a casa nuova, saluto tutti i lettori di My Games Corner, dando loro appuntamento ai prossimi giorni per qualche nuovo post e invitando tutti a visitare il blog di Undertow Studios, il mio progetto dedicato al mondo del movie making, dato che al momento sono anche alle prese con la realizzazione di un cortometraggio da me scritto e diretto!
Alla prossima!
Di recente la mia vita ha subito un grosso cambiamento: dopo 22 anni, ho cambiato casa.
Lasciando alle spalle ricordi, emozioni, sensazioni diverse e contrastanti, adesso mi ritrovo qui nella mia nuova stanza, immerso nei pacchi (mi pare di essere in uno di quei fortini di cartone che mio fratello costruivamo sempre da bambini), nuovamente collegato alla rete dopo due settimane di astinenza forzata.
Le mie console sono imballate al sicuro (spero) e non vedo l'ora di ultimare la fase di "spacchettamento" e di poterle sistemare pronte all'uso.
L'unico momento videoludico che ho potuto concedermi in questi quindici giorni infernali è stata una fugace partita a Landstalker per Sega Megadrive, dagli stessi autori di Shining Force I e II.
Ringrazio Mario "AIO" Morandi per avermi consigliato questo meraviglioso titolo e, sperando di sentire presto un nuovo episodio di Radiogame, che mi ha tanto tenuto compagnia nei viaggi da casa vecchia a casa nuova, saluto tutti i lettori di My Games Corner, dando loro appuntamento ai prossimi giorni per qualche nuovo post e invitando tutti a visitare il blog di Undertow Studios, il mio progetto dedicato al mondo del movie making, dato che al momento sono anche alle prese con la realizzazione di un cortometraggio da me scritto e diretto!
Alla prossima!
martedì 14 ottobre 2008
Ricordi...

Uno dei più bei ricordi di mio padre, che purtroppo non c'è più, risale a quando avevo sei anni.
A quel tempo ero in fissa con il mio amato Atari 2600, regalatomi da un cugino più grande che non ci giocava più e mio padre, qualche volta, pur non amando molto i videogiochi, si faceva una partita con me a Mrs. Pacman.
Erano bei tempi, prima che il nostro rapporto si deteriorasse per una miriade di motivi (stupidi, col senno del poi), tra cui l'enorme gap generazionale, dato che mi ha avuto ad una età piuttosto avanzata, rispetto alla "norma".
Un bel giorno mio padre mi fece una proposta: "metti da parte la metà, il resto ce lo metto io e ti compro un Commodore 64!".
Mio padre è stato il primo consulente informatico nel mio paese, il primo che ha fatto capire a molti commercianti della zona quanto fosse importante informatizzare i magazzini, tenere conto dell'assortimento mediante software appositamente strutturati.
Vedeva la mia curiosità nei confronti dei computer: io mi chiedevo sempre "ma cosa ci sta a fare tutto il giorno a ticchettare su quella tastiera?", ero piccolo, non capivo che ci portava il pane a casa...
Così fece la proposta, non solo per farci fare un primo timido passo verso l'informatica (perchè il C-64 era più di una console da gioco col Basic e tutto il resto) ma anche per cominciare a responsabilizzare me e mio fratello sul valore dei soldi (con lui ha funzionato, con me beh... un pò meno).
Così io e Alberto, mio fratello, cominciammo a racimolare tutte le monetine che trovavamo sotto i cuscini del divano e poi niente caramelle, niente sala giochi col nonno, niente figurine.
Fu durissima, ma alla fine mio padre si riempì d'orgoglio nel vedersi svuotare davanti il nostro salvadanaio, tanto che lui ci aggiunse un televisore nuovo e addirittura due giochi! Critical Mass (la cui musica è stata composta dal mitico Rob Hubbard!!!) e Chain Reaction.
Per mesi quelle due cassette (si perchè mio padre comprò la versione con lettore Datassette) furono il nostro universo! Ci giocammo e rigiocammo, senza mai riuscire a completarlo (eravamo molto piccoli io e mio fratello)...
Poi qualche anno dopo, in edicola, scoprii le famigerate cassette della Edigamma: con tremila lire mi portavo a casa una marea di giochi dai titoli a dir poco assurdi (Fonda la città, versione hackerata di Sim City tanto per citarne uno)... tra questi ci fu uno in particolare a cui sono legatissimo, ovvero Cannoni Pronti (non so a quale titolo originale corrisponda): in pratica ci sono due cannoniere una di fronte l'altra (tipo Gorilla, gioco programmato in Q-Basic che si trova a mò di easter egg nel vecchio Ms-Dos...). I giocatori dovevano scegliere l'angolo e la potenza per riuscire a colpire il nemico, tenendo conto dei fattori quali posizione e vento.
Io e mio padre ci giocavamo spessissimo e le sfide erano davvero agguerrite. Le risate, quante ce ne siamo fatte...
Purtoppo con mio padre non ho mai avuto un rapporto sereno: litigavamo spesso, non andavamo d'accordo quasi su nulla... ma il ricordo di quei momenti felici assieme, come quando giocavamo col Lego e con Cannoni Pronti, rimangono ancorati nel mio cuore, forse anche per questo amo particolarmente il C-64... e forse è per questo che non ho ancora avuto il coraggio di rimetterlo in funzione, dopo averlo tirato fuori dal ripostiglio... troppi ricordi. Troppe emozioni... e poi anche la paura di starci male, se non dovesse funzionare più...
giovedì 9 ottobre 2008
Videogiochi nella lista della spesa?

Chi mi segue da un pò di tempo potrebbe pensare che per i videogiochi io spenda una vera fortuna (forse, cumulativamente... è così...), ma a dire il vero io ho sempre avuto l'abitudine di cercare, di guardarmi intorno per trovare i giochi che desidero ad un prezzo budget.
Quindi, tra usati, cestoni ed offerte speciali, spesso ho comprato giochi, soprattutto per Playstation2 (la prima console che ho comperato dopo anni di militanza Pc-ista), a prezzi davvero ridicoli. (Un esempio su tutti? Kingdom Hearts preso al Blockbuster di Roma-Torrino a 5 euro e Devil May Cry, sempre nello stesso posto a 7) .
Un giorno, mentre facevo la spesa al supermercato, mi imbatto in un espositore a me familiare... sulla cima campeggiava un logo che, anni fa, campeggiava spesso nei da me frequentatissimi negozi di informatica: Microforum!
Ai tempi che furono, questa ditta distribuiva titoli economici per PC: tra le cagate immani (vedi ad esempio Soultrap, di cui non sono riuscito a reperire alcuna informazione) si trovava qualche bel titolo come IronBlood.
Tra i vari Cd-Rom su Access, Word e altre utilità per PC, vedo che Microforum ha cominciato anche a distribuire titoli economici per Playstation 2, PSP, X-Box, X-Box360 e Nintendo DS (trovate il catalogo sul loro sito).

Devo dire che, in un paio d'annetti sono riuscito a prendermi, spendendo tra i 9.90 e i 19.90 a titolo, diversi giochi davvero ottimi per PS2: Burnout 3 Takedown, Kya Dark Lineage, Kessen 2, TOCA Race Driver 2, Resident Evil Outbreak File #2 (questo però non è che sia proprio eccelso), Gradius V (questo per me è un capolavoro!!! Una sola parola: TREASURE!!!!), Valkyrie Profile Sylmeria (non ha bisogno di presentazioni, anche se questa versione è in Inglese).

Questi giochi che ho preso negli ultimi anni adesso sono fuori catalogo nel sito, ma sono sicuro che si trovano ancora, basta dare un'occhiata ai grandi negozi della GDO (Auchan, Expert, ma anche GS, Despar, ecc...), in ogni caso qui di seguito vi segnalo alcuni titoli meritevoli, a mio avviso, di considerazione, per quanto riguarda la Play2, dato che è l'unica che posseggo tra quelle elencate prima:
- Metal Slug Anthology
- Total Overdose
- Saint Seya: Hades (solo per gli appassionati dei Cavalieri dello Zodiaco)
- Killer7 (solo se non riuscite a rimediarlo per GameCube)
- Steambot Chronicles (solo in inglese)
- Mercury Meltdown (se non avete il Wii)
- Gun (stu-pen-do!)
- Mark of Kri
Mentre in giro potrete trovare anche, tra gli altri titoli, Metal Gear Solid 2 (Platinum), Tranformers Director's Cut (ve lo consiglio caldamente)
E' un'ottima occasione per recuperare alcuni bei giochi, e poi tra tutti il capolavoro Gradius V merita davvero il primo posto!!!
sabato 4 ottobre 2008
Here comes... Undertow Studios!
Cari amici di My Games Corner, è con grande orgoglio che vi annuncio la nascita di un mio nuovo blog dedicato all'altra mia grande passione, ossia il movie-making!
Undertow Studios è un progetto che coltivo da anni, anche se l'avevo un pò messo di lato.
In ogni caso vi invito a farci un salto, sperando che possa piacervi!
L'indirizzo è http://undertowstudios.blogspot.com
Grazie per l'attenzione!
giovedì 2 ottobre 2008
Freud incontra Tarantino e Hideaki Anno: a deep insight of Killer7

Stasera ho terminato Killer7 (versione GameCube).
E' difficile raccogliere le idee che mi sono fatto su questo gioco e scriverne una riflessione, soprattutto perchè la prima sensazione che ho avuto, dopo aver letto "Thank you for playing Killer7" è stata quella di risvegliarmi da un'allucinazione.
In questo momento, a onor del vero, se potessi prenderei il primo volo per il Giappone e mi recherei presso casa Mikami per complimentarmi con lui per il gioco (a mio avviso originale, stiloso ed avvincente) e per chiedergli un incontro a tre con Suda 51 per poter discutere sulla trama di Killer7.
Non potendo, purtroppo, realizzare questo desidero, mi accingo a postare un pò delle mie riflessioni su uno dei giochi, secondo me, più profondi dal punto di vista narrativo mai realizzati negli ultimi dieci anni e, come tale, uno dei più complessi e difficili da comprendere ed analizzare.Come altre grandi opere nipponiche, vedi Neon Genesis Evangelion, Killer7 sembra avere dentro di sé una moltitudine di livelli di interpretazione che possono lasciare quantomeno spiazzati i giocatori occasionali o comunque coloro che non hanno bene in mente come funzioni la politica giapponese o che non abbiano almeno basilari nozioni di psicopatologia.
Si perchè Killer7 è un concentrato di politica, analisi psicologica dell'animo umano, nonchè una amara satira del sistema istituzionale americano e dei rapporti tra Usa e resto del mondo.

ATTENZIONE! Da qui in avanti potrete imbattervi in SPOILER piuttosto dettagliati!
Ma Killer7 è per metà un videogioco (molto sui generis invero) e per metà anime giapponese: lo si denota non solo dallo stile grafico (Dan su tutti potrebbe essere il figlio di Jigen) ma anche dalla puntuale scelta stilistica di alcuni filmati di intermezzo, oltre che alla presenza di alcuni personaggi che fanno il verso a Sailor Moon (Ayame Blackburn) e i Power Rangers (The Handsome Men).
Tutto questo complica ulteriormente le cose, dato che la già malata atmosfera, viene resa ancora più allucinata da questa alternanza, apparentemente caotica, tra filmati in game e scene animate (molto sulla scia delle produzioni Gainax e Madhouse di ultimo grido, nonchè vicini alla soluzione stilistica della parte anime di Kill Bill vol.1).
Da un lato abbiamo un uomo, Harman Smith, vecchio decrepito e sulla sedia a rotelle, che combatte Kun Lun, leader e creatore degli Heaven Smile, abominii disumani che ridendo in maniera inquietante, aggrediscono gli esseri umani con attacchi esplosivi suicidi.
Dall'altro abbiamo sei killer, ognuno dei quali rappresenta una personalità di Harman: di questi sette (6+Garc) solo Garcian riesce ad interagire con la personalità principale. Gli altri, con le loro varie abilità e caratteri, sembrano quasi solo degli strumenti per consentire ad Harman di compiere le sue missioni.
Attorno ad essi vi sono una serie di personaggi, viventi e non, che interagiscono con i sette Smith, in un modo o nell'altro.
Travis, su tutti, spirito di uno dei primi obiettivi di Smith, sembra saperla lunga sui sette e, già dalle prime battute, un giocatore attento può cominciare a sospettare che le cose siano molto più complicate di come sembrino a prima vista.
Harman è un killer che lavora per il governo degli Stati Uniti, in una situazione mondiale dove i conflitti sembrano sanati per sempre
vengono infatti aboliti i trasporti aerei, le testate atomiche smantellate, viene creato un sistema di distribuzione mondiale nonchè una super-strada intercontinentale.
Una nuova minaccia terroristica, però è dietro l'angolo.
Nel bel mezzo di tutto ciò Smith si trova nel mezzo di due fuochi.
Ma ben presto i nodi vengono al pettine!
Infatti Harman il vecchio e Kun Lun non sono altro che lo Ying e lo Yang, due forze primordiali che continuano a scontrarsi nei secoli, incuranti delle sorti dell'umanità. Garcian è in realtà
Emir, agente di Matsuken che, allevato da Harman Smith (ex presidente usa), a 13 anni compie il suo primo massacro: guardacaso le vittime sono i sei dello Smith Syndicate. Il trauma è tale che egli incorpora in se altrettante personalità, una per vittima, in modo tale da superare lo shock e il ricordo, ed infine idealizza Harman sotto l'aspetto di un vecchio sulla sedia a rotelle da cui prendere ordini. Dunque ogni volta che si trasforma, Garcian/Emir non fa altro che tirar fuori una specifica arma dalla sua inseparabile valigia e variare il suo stile di combattimento, profondamente convinto di aver assunto anche l'aspetto fisico di tale personalità.
Emir, agente di Matsuken che, allevato da Harman Smith (ex presidente usa), a 13 anni compie il suo primo massacro: guardacaso le vittime sono i sei dello Smith Syndicate. Il trauma è tale che egli incorpora in se altrettante personalità, una per vittima, in modo tale da superare lo shock e il ricordo, ed infine idealizza Harman sotto l'aspetto di un vecchio sulla sedia a rotelle da cui prendere ordini. Dunque ogni volta che si trasforma, Garcian/Emir non fa altro che tirar fuori una specifica arma dalla sua inseparabile valigia e variare il suo stile di combattimento, profondamente convinto di aver assunto anche l'aspetto fisico di tale personalità.

Tutto questo è solo la punta dell'iceberg: di mezzo ci sta l'incubo orrorifico di vivere all'interno di una allucinazione, ben rappresentata dalla grafica stilizzata in cel-shading del gioco.
La domanda fondamentale è ciò che stiamo vedendo, i vari livelli di gioco sono il vero svolgimento degli eventi o sono la rappresentazione dei ricordi e dell'immaginazione di Emir/Garcian?
Ciò spiegherebbe il perchè dell'ultima missione, Lion, ambientata proprio nel Colosseum, luogo dal quale, attraverso il Vinculum Gate il nostro protagonista si sposta, forse, dal mondo reale alle sue allucinazioni.
Molte altre domande rimangono senza risposta, almeno in apparenza, dato che, analizzando più approfonditamente i personaggi e i discorsi, soprattutto quelli di Travis, ci si rende conto che, semplicemente, Killer7 è un'allegoria dell'assurdità del potere a tutti i costi, una feroce critica alla politica statunitense e giapponese che sta trasformando i relativi paesi, per citare proprio una delle battute del gioco, in mostri.
Ciò è ben reso dal capitolo dedicato ad Andrei Ulmeyda, una versione moderna e japanime di 1984 di Orwell, e dal capitolo sugli Handsome Men, allegoria del grande vuoto che incombe sulla società giapponese (quando la fantasia dei manga e degli anime supera e cancella la realtà). Tra l'altro in questo episodio notiamo la presenza di un disegnatore che, con i suoi fumetti, prevede il futuro... chissà se Jeph Loeb (Heroes) ha giocato a K7???Mi scuso per la lunghezza del post... ma Killer7 richiederebbe un'analisi ben più accurata...
mercoledì 1 ottobre 2008
Wandering Stars...

Nella "carriera" di un videogiocatore, si incontrano spesso giochini simpatici e divertenti che ci regalano qualche ora spensierata e niente di più.
Meno spesso ci si imbatte in titoli mastodontici che, con il loro spessore, la loro elevata qualità tecnico-artistica, lasciano in noi un segno, ci cambiano per certi versi, sicuramente rimangono ancorati ai nostri ricordi e alle nostre emozioni.
Soprattutto chi vive la passione per i videogiochi da qualche annetto, non potrà non emozionarsi pensando a grandi titoli del passato più e più citati all'interno di questo mio piccolo blog.
Ma quelli che riescono a sfuggire alla trappola dell'elitismo retrologico o, meglio, coloro i quali riescono a vivere con serena oggettività sia il passato che i sistemi più recenti, potranno gioire dello stupore e dell'infantile (in senso buono) meraviglia suscitata da alcuni grandiosi titoli usciti solo pochi anni fa, ma già a pieno titolo collocati tra le pietre miliari di tutti i tempi.
Nello specifico, tra i vari titoli che meriterebbero una menzione, vorrei soffermarmi su una coppia di splendidi giochi usciti per Playstation2, nel 2001 e nel 2005 ad opera di SCE e, nella fattispecie del maestro Fumito Ueda, ICO e Shadow of the Colossus.
* * *
C'era una volta un villaggio.
Questo villaggio viveva prosperoso: i raccolti abbondanti garantivano una vita tranquilla e inverni non troppo rigidi.
Il tempo scorreva uguale a sè stesso, come l'acqua di un ruscello in estate.
Poi un giorno, un brutto giorno per gli abitanti del villaggio, nacque un bimbo.
La nascita di un bimbo può essere considerata una brutta cosa? Vi starete chiedendo, ma questo bambino non era come gli altri: sulla sua fronte torreggiavano due corna.
Secondo le leggende del villaggio, i bambini nati con le corna sono presagio di sventura: il raccolto andrà a male e la carestia si abbatterà su tutto il villaggio! Come fare ad impedirlo?
La risposta giace in una spada. Non una spada come le altre, però: questa ha il potere di aprire una porta, una porta speciale, di un posto speciale: un castello dove confinare il piccolo Ico, questo il nome dello sfortunato bambino, un castello dove abbandonarlo e restituire la pace e la prosperità al villaggio...
Questo potrebbe essere l'incipit di una bellissima fiaba, di come un bambino coraggioso riuscirà a fuggire dal Castello in cui è prigioniero, portando con se una piccola, delicata e bianca fanciulla, Yorda, che incontrerà nella sua prigionia.
ICO non è un gioco come gli altri: non è un platform, non è un adventure, o perlomeno non è solo questo. Già il nome del protagonista ci richiama alla mente il termine "icona". In effetti nel gioco si respira un'atmosfera mistica fin dalle prime battute: paesaggi fatati, una natura viva e pulsante, ma al contempo silenziosa e, in effetti, il silenzio regna anche nel castello, dove il vento, lo scorrere dell'acqua e l'eco dei passi e della voce di Ico, sono la colonna sonora perfetta per uno dei massimi capolavori concepiti e realizzati per la console di casa Sony.
La grafica, sublime e maestosa, ci regala scorci e visioni di una natura incontaminata e di un castello sì in rovina, ma anch'esso quasi vivo, pregno di magia e mistero, nel suo silenzo e nella sua ineluttabile imponenza: una prigione di roccia ed erba che ci comunica una quiete, una pace quasi innaturale.
Tale pace viene rotta quasi subito dopo aver incontrato questa misteriosa fanciulla, Yorda, pallida come un chiaro di luna, che parla una lingua misteriosa: chi è? Perchè è imprigionata, ma soprattutto perchè dove passa lei, vengono fuori ombre inquietanti che la vogliono rapire e inghiottire nella loro oscurità?
L'esperienza di gioco è incredibile: niente menù, niente inventario nè barre di energia. L'immedesimazione è totale e spesso si sentirà il viscerale bisogno di proteggere Yorda a tutti i costi, di prenderla (letteralmente) per mano (nel gioco è possibile farlo, oltre che impartirle dei semplici ordini) e trascinarla lontano dalle ombre, aiutandola a superare le sue, e le nostre, paure per oltrepassare quell'ostacolo tanto terribile, ma tanto necessario da superare.
Dunque Ico è prima di tutto un'esperienza da vivere con lo stupore e la meraviglia che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia, quando i nostri genitori o i nostri nonni ci raccontavano le favole della buonanotte: perchè Ico è soprattuto una fiaba, un luogo meraviglioso dell'immaginario dove il bene è puro e il male è nero e il confine è netto come un taglio di spada, dove la magia è tangibile, dove un piccolo bambino può cambiare un mondo e sovvertirne le regole, dove una fanciulla può ancora contare sull'aiuto e il coraggio di un amico prezioso che, tutto l'impegno e la dedizione, sarà pronto anche all'estremo sacrificio.

Non da meno è Shadow of The Colossus.
Ambientato, pare, alcuni millenni prima di ICO, questo titolo ci immerge in un'ambientazione da sogno, fatta di lande desolate, deserti, brughiere, montagne e laghi: luoghi incontaminati che non sembrano aver mai conosciuto la civiltà, se non per alcune rovine misteriose e suggestive che, tuttavia, ci dicono che quei luoghi sono stati abbandonati dall'uomo da tempi remotissimi.
L'inzio del gioco vede il protagonista, Wanda (che sia un'errata traslitterazione della parola inglese wanderer, ovvero viaggiatore?) che, in sella al fedele destriero Agro, attraversa una natura impervia e immersa in un'aria mistica, per poi attraversare un meraviglioso ponte di pietra ed entrare in un misterioso tempio.
Qui egli depone il corpo esanime di una bellissima fanciulla e si affida ad una misteriosa divinità per ottenere la restituzione della sua vita: in cambio Wanda dovrà abbattere dodici colossi, ognuno dei quali sembra essere il guardiano o il sigillo di una misteriosa forza magica.
Il prezzo da pagare, tuttavia, per l'uccisione dei colossi sarà grande, tale è l'ammonimento della divinità. Ma la forza dell'amore è grande in Wanda e ciò gli infonde il coraggio di affrontare il proprio destino: tutto pur di riportare in vita la sua amata.
Cambia il gioco, cambia la prospettiva: mentre Ico era un bambino, e la storia aveva quell'alone di magia e meraviglia tipica delle fiabe, Wanda è un giovane adulto (innegabile il parallelismo estetico tra Wanda-Agro e Link-Epona) e la storia è ricca delle contraddizioni e dei dilemmi morali tipica dell'età post-adolescenziale.
Male e bene assumono confini più sfumati, subentra il senso di responsabilità (nelle mani di Wanda c'è la vita della sua amata), nonchè del rapporto con il divino (o anche con il demoniaco se vogliamo).
Ciò che Wanda si accinge a fare è bene o male? I colossi sono malvagi o proteggono qualcosa di inviolabile?
La risposta la troverà solo chi avrà la dedizione di completare il gioco, perchè non mi sento di svelare null'altro ai miei lettori (no fuckin' spoilers direbbe qualcuno).
Però voglio soffermarmi su un aspetto, ovvero la meccanica del gameplay: nel gioco si dovrà cavalcare per miglia e miglia immersi in una natura assolutamente priva di qualunque riferimento alla vita umana, tranne che per pochi resti di costruzioni misteriose, seguendo il riflesso del sole sulla spada, fino al colosso da abbattere.
Il silenzio ultraterreno che ci circonda durante i nostri spostamenti, il solo rumore della natura e degli zoccoli di Agro, ci daranno molto tempo per pensare, riflettere, magari anche a qualcosa che non sia attinente all'immediata esperienza videoludica in atto.
Qualcuno ha molto criticato questa cosa: tra un colosso ed un altro ci si annoia? Non ci sono sub-quests? Insomma tutto si ridurrebbe a trova il colosso, trova il punto debole, ammazza il colosso?
La riposta è no.
No perchè, se giocato nella giusta atmosfera, Shadow of the Colossus offre una immedesimazione quasi totale: siamo noi che stiamo cavalcando in quel momento, siamo noi che, con il flusso dei nostri pensieri, lo stupore per la bellezza del paesaggio, il timore del non sapere cosa ci aspetta una volta giunti a destinazione, riempiamo di contenuto le fasi di spostamento.
Giunti al Colosso avviene un notevole cambiamento: la musica si fa epica, orchestrale, incalzante ed adrenalinica.
Il mostro riempie agevolmente lo schermo, rendendoci minuscoli come una pulce da scacciar via, mentre Agro fugge nitrendo terrorizzato.
Allora tutto si concentra su come salire sul Colosso, come sfruttare ogni singolo appiglio per giungere finalmente al punto debole e trafiggerlo con la spade.
Il respiro si fa ansante, la fatica rende debole la presa, mentre il mostro fa di tutto per scrollarci di dosso.
Una sensazione di indescrivibile meraviglia ci pervade mentre osserviamo questa gigantesca meraviglia partorita dalla più fantasiosa delle leggende muoversi, correre, scartare, impennarsi nel tentativo di salvarsi la vita, nel tentativo di uccidere il suo uccisore.
E una volta abbattuto il mostro, almeno una volta, ci chiederemo "ma sto facendo una cosa giusta?".
I mostri sono sì spaventosi, ma non trasudano malvagità, come in altre iconografie fantasy: ma allora siamo noi i paladini della giustizia, o dei semplici bracconieri? Siamo dei giustizieri o dei cacciatori?
Il dubbio ci resterà fino all'ultimo colosso, per poi dissiparsi nell'emozionante, splendido e spiazzante finale: solo allora ci renderemo conto che siamo di fronte ad una specie di premessa a ICO.
Anche Shadow the Colossus è un grande capolavoro non solo per grafica e concept, ma anche per quella capacità di farci trattenere il fiato e, soprattutto, di farci pensare e riflettere su cose da cui, di solito, un videogioco tende a distrarci...
Dubito fortemente che in futuro assisteremo ad altri fenomeni videoludici di questo tipo, viste le recenti tendenze della next-gen, ma voglio essere grato a Ueda per avermi regalato momenti intensi ed emozioni forti e inattese con questi due grandissimi capolavori.
E per concludere vi lascio con una chicca trovata mentre ero a caccia di immagini per il post: Shadow of the Colossus meets We Love Katamari!!!

Questo villaggio viveva prosperoso: i raccolti abbondanti garantivano una vita tranquilla e inverni non troppo rigidi.
Il tempo scorreva uguale a sè stesso, come l'acqua di un ruscello in estate.
Poi un giorno, un brutto giorno per gli abitanti del villaggio, nacque un bimbo.
La nascita di un bimbo può essere considerata una brutta cosa? Vi starete chiedendo, ma questo bambino non era come gli altri: sulla sua fronte torreggiavano due corna.
Secondo le leggende del villaggio, i bambini nati con le corna sono presagio di sventura: il raccolto andrà a male e la carestia si abbatterà su tutto il villaggio! Come fare ad impedirlo?
La risposta giace in una spada. Non una spada come le altre, però: questa ha il potere di aprire una porta, una porta speciale, di un posto speciale: un castello dove confinare il piccolo Ico, questo il nome dello sfortunato bambino, un castello dove abbandonarlo e restituire la pace e la prosperità al villaggio...
Questo potrebbe essere l'incipit di una bellissima fiaba, di come un bambino coraggioso riuscirà a fuggire dal Castello in cui è prigioniero, portando con se una piccola, delicata e bianca fanciulla, Yorda, che incontrerà nella sua prigionia.
ICO non è un gioco come gli altri: non è un platform, non è un adventure, o perlomeno non è solo questo. Già il nome del protagonista ci richiama alla mente il termine "icona". In effetti nel gioco si respira un'atmosfera mistica fin dalle prime battute: paesaggi fatati, una natura viva e pulsante, ma al contempo silenziosa e, in effetti, il silenzio regna anche nel castello, dove il vento, lo scorrere dell'acqua e l'eco dei passi e della voce di Ico, sono la colonna sonora perfetta per uno dei massimi capolavori concepiti e realizzati per la console di casa Sony.La grafica, sublime e maestosa, ci regala scorci e visioni di una natura incontaminata e di un castello sì in rovina, ma anch'esso quasi vivo, pregno di magia e mistero, nel suo silenzo e nella sua ineluttabile imponenza: una prigione di roccia ed erba che ci comunica una quiete, una pace quasi innaturale.
Tale pace viene rotta quasi subito dopo aver incontrato questa misteriosa fanciulla, Yorda, pallida come un chiaro di luna, che parla una lingua misteriosa: chi è? Perchè è imprigionata, ma soprattutto perchè dove passa lei, vengono fuori ombre inquietanti che la vogliono rapire e inghiottire nella loro oscurità?
L'esperienza di gioco è incredibile: niente menù, niente inventario nè barre di energia. L'immedesimazione è totale e spesso si sentirà il viscerale bisogno di proteggere Yorda a tutti i costi, di prenderla (letteralmente) per mano (nel gioco è possibile farlo, oltre che impartirle dei semplici ordini) e trascinarla lontano dalle ombre, aiutandola a superare le sue, e le nostre, paure per oltrepassare quell'ostacolo tanto terribile, ma tanto necessario da superare.
Dunque Ico è prima di tutto un'esperienza da vivere con lo stupore e la meraviglia che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia, quando i nostri genitori o i nostri nonni ci raccontavano le favole della buonanotte: perchè Ico è soprattuto una fiaba, un luogo meraviglioso dell'immaginario dove il bene è puro e il male è nero e il confine è netto come un taglio di spada, dove la magia è tangibile, dove un piccolo bambino può cambiare un mondo e sovvertirne le regole, dove una fanciulla può ancora contare sull'aiuto e il coraggio di un amico prezioso che, tutto l'impegno e la dedizione, sarà pronto anche all'estremo sacrificio.

Non da meno è Shadow of The Colossus.
Ambientato, pare, alcuni millenni prima di ICO, questo titolo ci immerge in un'ambientazione da sogno, fatta di lande desolate, deserti, brughiere, montagne e laghi: luoghi incontaminati che non sembrano aver mai conosciuto la civiltà, se non per alcune rovine misteriose e suggestive che, tuttavia, ci dicono che quei luoghi sono stati abbandonati dall'uomo da tempi remotissimi.
L'inzio del gioco vede il protagonista, Wanda (che sia un'errata traslitterazione della parola inglese wanderer, ovvero viaggiatore?) che, in sella al fedele destriero Agro, attraversa una natura impervia e immersa in un'aria mistica, per poi attraversare un meraviglioso ponte di pietra ed entrare in un misterioso tempio.
Qui egli depone il corpo esanime di una bellissima fanciulla e si affida ad una misteriosa divinità per ottenere la restituzione della sua vita: in cambio Wanda dovrà abbattere dodici colossi, ognuno dei quali sembra essere il guardiano o il sigillo di una misteriosa forza magica.
Il prezzo da pagare, tuttavia, per l'uccisione dei colossi sarà grande, tale è l'ammonimento della divinità. Ma la forza dell'amore è grande in Wanda e ciò gli infonde il coraggio di affrontare il proprio destino: tutto pur di riportare in vita la sua amata.Cambia il gioco, cambia la prospettiva: mentre Ico era un bambino, e la storia aveva quell'alone di magia e meraviglia tipica delle fiabe, Wanda è un giovane adulto (innegabile il parallelismo estetico tra Wanda-Agro e Link-Epona) e la storia è ricca delle contraddizioni e dei dilemmi morali tipica dell'età post-adolescenziale.
Male e bene assumono confini più sfumati, subentra il senso di responsabilità (nelle mani di Wanda c'è la vita della sua amata), nonchè del rapporto con il divino (o anche con il demoniaco se vogliamo).
Ciò che Wanda si accinge a fare è bene o male? I colossi sono malvagi o proteggono qualcosa di inviolabile?
La risposta la troverà solo chi avrà la dedizione di completare il gioco, perchè non mi sento di svelare null'altro ai miei lettori (no fuckin' spoilers direbbe qualcuno).
Però voglio soffermarmi su un aspetto, ovvero la meccanica del gameplay: nel gioco si dovrà cavalcare per miglia e miglia immersi in una natura assolutamente priva di qualunque riferimento alla vita umana, tranne che per pochi resti di costruzioni misteriose, seguendo il riflesso del sole sulla spada, fino al colosso da abbattere.
Il silenzio ultraterreno che ci circonda durante i nostri spostamenti, il solo rumore della natura e degli zoccoli di Agro, ci daranno molto tempo per pensare, riflettere, magari anche a qualcosa che non sia attinente all'immediata esperienza videoludica in atto.

Qualcuno ha molto criticato questa cosa: tra un colosso ed un altro ci si annoia? Non ci sono sub-quests? Insomma tutto si ridurrebbe a trova il colosso, trova il punto debole, ammazza il colosso?
La riposta è no.
No perchè, se giocato nella giusta atmosfera, Shadow of the Colossus offre una immedesimazione quasi totale: siamo noi che stiamo cavalcando in quel momento, siamo noi che, con il flusso dei nostri pensieri, lo stupore per la bellezza del paesaggio, il timore del non sapere cosa ci aspetta una volta giunti a destinazione, riempiamo di contenuto le fasi di spostamento.
Giunti al Colosso avviene un notevole cambiamento: la musica si fa epica, orchestrale, incalzante ed adrenalinica.
Il mostro riempie agevolmente lo schermo, rendendoci minuscoli come una pulce da scacciar via, mentre Agro fugge nitrendo terrorizzato.
Allora tutto si concentra su come salire sul Colosso, come sfruttare ogni singolo appiglio per giungere finalmente al punto debole e trafiggerlo con la spade.Il respiro si fa ansante, la fatica rende debole la presa, mentre il mostro fa di tutto per scrollarci di dosso.
Una sensazione di indescrivibile meraviglia ci pervade mentre osserviamo questa gigantesca meraviglia partorita dalla più fantasiosa delle leggende muoversi, correre, scartare, impennarsi nel tentativo di salvarsi la vita, nel tentativo di uccidere il suo uccisore.
E una volta abbattuto il mostro, almeno una volta, ci chiederemo "ma sto facendo una cosa giusta?".
I mostri sono sì spaventosi, ma non trasudano malvagità, come in altre iconografie fantasy: ma allora siamo noi i paladini della giustizia, o dei semplici bracconieri? Siamo dei giustizieri o dei cacciatori?
Il dubbio ci resterà fino all'ultimo colosso, per poi dissiparsi nell'emozionante, splendido e spiazzante finale: solo allora ci renderemo conto che siamo di fronte ad una specie di premessa a ICO.

Anche Shadow the Colossus è un grande capolavoro non solo per grafica e concept, ma anche per quella capacità di farci trattenere il fiato e, soprattutto, di farci pensare e riflettere su cose da cui, di solito, un videogioco tende a distrarci...
Dubito fortemente che in futuro assisteremo ad altri fenomeni videoludici di questo tipo, viste le recenti tendenze della next-gen, ma voglio essere grato a Ueda per avermi regalato momenti intensi ed emozioni forti e inattese con questi due grandissimi capolavori.
E per concludere vi lascio con una chicca trovata mentre ero a caccia di immagini per il post: Shadow of the Colossus meets We Love Katamari!!!

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